Pareto: fare lo Stato senza retorica

Flavio Felice

“Avvenire”, 5 ottobre 2018

«Se nel Trattato considera il sentimento di reverenza “indispensabile” per “la costruzione delle società umane”, in queste pagine è critico della “feticistica” adorazione delle masse per il capo, ma parimenti rintraccia nel trascorso delle classi dirigenti la ragione del loro assetto attuale». Con queste parole, Alberto Mingardi, curatore del volume di Vilfredo Pareto: L’ignoranza e il malgoverno. Lettere a «Liberty», traccia una linea di continuità e individua una possibile chiave interpretativa che consenta al lettore di tenere insieme il più noto Pareto del Trattato di sociologia generale (1916) e il meno noto scienziato sociale che tra il 1 agosto del 1888 e il 1 febbraio del 1891 invia alla rivista statunitense “Liberty” sei lettere, in qualità di corrispondente dall’Italia. Dunque, da un lato la linea di continuità, ma dall’altro anche una chiave ermeneutica per cogliere uno degli aspetti più qualificanti dell’opera di Pareto: la sua critica ai vizi della classe politica del neonato stato unitario italiano.

Il volume, come poc’anzi accennato, raccoglie le sei lettere che lo studioso italiano scrisse per la rivista anarchica e libertaria “Liberty”, diretta dalla vivace personalità di Benjamin R. Tucker. Si tratta di un’avventura editoriale molto interessante intorno alla quale si raccolsero numerosi studiosi di impostazione libertaria e anarchica, al punto che Sophie Raffalovich – sorella dell’economista Arthur –, in un articolo del marzo del 1888 per il “Jounal des Économistes”, riproposto in appendice nel volume che presentiamo, ebbe a definirli “anarchici senza bombe”, persone che «condannano gli attentati e biasimano la follia di coloro che vogliono risolvere “i problemi sociali attraverso il metodo della coercizione, attraverso le leggi o con la violenza”».

Riteniamo che il maggior merito del volume in questione sia l’aver mostrato come il Pareto delle lettere a “Liberty” metta a fuoco una continuità di temi, di interessi e di orientamenti che confermano l’opinione di alcuni eminenti studiosi della scienziato sulla persistenza dell’economista Pareto nel sociologo e di questi nello scienziato politico. Una linea di continuità che registra una sempre maggiore applicazione e profondità d’analisi rispetto ai temi di volta in volta affrontati, per la comprensione e la descrizione dei problemi che affollano l’universo concettuale dello scienziato sociale.

Le lettere di Pareto a “Liberty” furono l’occasione per il nostro Autore di applicarsi in un’opera di interpretazione e di identificazione di alcune caratteristiche del nostro Paese che sarebbero potute risultare utili agli stranieri per conoscere gli elementi fondamentali di una realtà geografica, politica ed economica di cui ignoravano quasi l’esistenza. Nella prima lettera Pareto descrive un’Italia che vive sullo sfondo di un pericoloso “ritorno di fiamma dello spirito protezionistico”, il quale si declina nel protezionismo economico e nell’organizzazione militare. La seconda lettera è una denuncia del nostro su come in Italia le relazioni di classe siano comprensibili a partire dall’applicazione dei principi socialisti a favore della borghesia; di qui la sua lapidaria definizione del regime italiano come un “socialismo borghese”. Nella terza lettera Pareto affronta il tema del Meridione, la cui questione e arretratezza sono ricondotte dal Nostro a condizioni di ordine politico, al dominio della casta dei “galantuomini”, rimasto immutato dopo l’unità. La quarta lettera evidenzia la differenza di consapevolezza civile tra i lavoratori del Nord e del Sud Italia, dalla quale Pareto farebbe dipendere anche le differenze in termini di qualità della rappresentanza politica. In definitiva, la maggiore “preparazione” politica coinciderebbe anche con una minore fede nel “feticcio” personificato dal decisore politico. La quinta lettera sembra una continuazione della precedente, lì dove Pareto individua nell’“educazione politica” l’antidoto contro il rischio di cadere vittima dei pifferai e dei ‘masanielli’ di turno, professionisti del consenso e dell’inganno. Nella sesta ed ultima lettera, prendendo spunto dalla caduta del governo Crispi, riafferma l’ida dell’equivalenza fra partiti che, pur distinguendosi sul piano retorico, sono uniti dall’appartenenza al medesimo gruppo di potere.

Nelle lettere a “Liberty” emerge il profilo di un Pareto i cui elementi concettuali fondamentali saranno sviluppati e si mostreranno in tutta la loro forza nelle opere sistematiche che seguiranno. In questo contributo sono già ben presenti la critica anti statalista, l’anti militarismo, la critica alla personificazione del “feticcio” nella classe politica, la critica all’“infeudamento” della borghesia italiana, fino a diventare indifferente a qualsiasi ragionamento sulla libertà.

Leggere le lettere di Pareto a “Liberty” è un esercizio di estremo realismo politico e l’occasione per riflettere ulteriormente sulla cause dello sviluppo e sulla ricerca delle condizioni culturali e istituzionali che consentano una possibile implementazione del principio della dignità umana qui ed ora, liberi dalla retorica, immuni dal fatalismo, attrezzati per fronteggiare sovranisti e populisti di ogni tipo e ideale.

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