L’economia e le sue metafore

È la giustizia sociale che nasce dall’einaudiano buon governo, quale forma di governance del bene comune piantato sui pilastri della solidarietà, della sussidiarietà e della sturziana plurarchia: tutte i soggetti che compongono la «civitas» contribuiscono a porre in essere le condizioni che consentono la perenne e imperfetta ricerca del bene di tutti e di ciascuno

L’amicizia per i limiti: sul rapporto intellettuale tra Constant e Sturzo

Enrique Clemente (Universidad Complutense de Madrid) Non è un rapporto di amicizia attraverso il tempo. Neanche condividono lo stesso contesto storico. Ma avevano le stesse paure: lo strapotere del popolo sovrano e l’abolizione dei corpi autonomi della società civile. La teoria politica di Benjamin Constant e di Luigi Sturzo può essere orientata verso la filosofia…

Lo scontro Fedez-Rai oltre le polemiche sterili. Ciò che il servizio pubblico radiotelevisivo può fare per servire davvero il Paese

di Fabio G. Angelini La vicenda Fedez-Rai – lasciando da parte la polemica sul DDL Zan che, per l’importanza e la delicatezza dei temi di cui tratta, richiederebbe ben altre modalità di confronto e una narrazione decisamente più profonda e meno soggetta a inutili strumentalizzazioni – merita due brevi riflessioni.  La prima riguarda il confine tra la censura e le legittime scelte editoriali. Esso può, infatti, essere…

La crisi della democrazia liberale

Essersi illusi di aver tagliato il traguardo della storia, oltre il quale non si potesse andare, se non espandendo la propria egemonia per imitazione della struttura istituzionale, credo abbia rappresentato il più alto tradimento dei valori democratici, una mutazione genetica che è alla base della ragione per cui oggi siamo così incerti, avendo fatto entrare nella nostra cittadella democratica, antiperfettista e fallibilista, il cavallo di Troia delle democrazie illiberali; d’altronde, come giustamente ammoniva il beato Rosmini: «Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile»

Nessun populismo sarà mai popolare

Il problema di fronte al quale Sturzo pone i cattolici di tutti i tempi riguarda la domanda se, in tutta coscienza, i cattolici dovrebbero accettare o magari promuovere un regime politico che nega le libertà politiche, economiche e civili, in cambio di privilegi, per semplice quieto vivere, rinunciando in tal modo a nutrire il terreno dal quale attingere le risorse necessarie per difendere e promuovere i valori che dovrebbero stare loro a cuore

L’assenza di veri liberali e riformisti è un’anomalia del sistema italiano

A questo punto, domando all’amico e omonimo Felice, se abbia ancora senso ricercare una purezza liberale e riformista nelle intenzioni o ancor meno nelle prassi degli attori politici. O se non occorra piuttosto cercare un accordo pragmatico sulle grandi sfide che affiorano nello spazio politico europeo nel quadro dell’economia sociale di mercato. Questioni come la tutela della concorrenza, la vigilanza della finanza pubblica e la garanzia di buona amministrazione possono in tal modo rivelarsi dirimenti affinché quella della sovranità popolare non si riveli una vuota delega di potere a terzi ma il concreto riverbero di doveri e diritti del nostro dirci cittadini.

Il “popolarismo liberale” antidoto al “paternalismo” e al “populismo”

Al centro del problema della libertà in una «società aperta» troviamo il rischio. Nel caso del paternalismo, è il rischio che liberamente il popolo sovrano decida di asservirsi al pastore di turno che, in nome di un supposto bene del popolo, chiederà e pretenderà dal popolo un potere sempre più illimitato per governarlo come un pastore governa le sue pecore. Ciò può avvenire in maniera hard, quando la pretesa si traduce in violenza, ma potrebbe avvenire, e solitamente avviene, anche in maniera soft, gentile appunto: una dolce spintarella.

Un patto fiscale contro lo “Stato estrattivo”

Il contributo di Fabio G. Angelini e Flavio Felice mette a tema la stipula di un nuovo “patto fiscale” tra cittadino e autorità politica. Partendo dal presupposto che il compito del mercato è di rendere possibile la crescita economica, ancorati alla tradizione del movimento costituzionalista e liberale di fine Settecento e dell’economia sociale di mercato, gli autori concepiscono il fisco in modo funzionale, come il sistema dei prezzi dei servizi che il pubblico offre agli individui, alle famiglie e alle imprese. A questa prospettiva si oppone l’impostazione secondo la quale le imposte andrebbero pagate al “Sovrano” in ragione della condizione dei sudditi. Pensare che, per far fronte alle inevitabili esigenze finanziarie dei prossimi mesi, si possa anche solo ipotizzare una nuova imposta patrimoniale significa semplicemente guardare al cittadino come suddito; di qui l’ipotesi di un nuovo patto fiscale. Esso richiede innanzitutto istituzioni inclusive e una società attiva. Angelini e Felice mostrano una serie di esempi a dimostrazione del fatto che, in una logica di promozione dell’interesse generale, quella della patrimoniale non è una strada obbligata. La loro proposta disegna un quadro di incentivi di natura giuridica e di stimoli fiscali capaci di convogliare il risparmio privato su iniziative ad alto valore aggiunto. Tale strada risulta efficiente e eticamente preferibile rispetto al binomio nuove imposte–intervento pubblico, poiché si regge su scambi volontari capaci di creare vantaggi per tutti gli attori coinvolti e di esaltare il ruolo sovrano del cittadino.

Power and Democracy. È on-line la nuova call for papers

Call for Papers n. 3 – 1/2021 – La democrazia tra fiducia e delegittimazione Una delle inaspettate novità politiche del Terzo millennio è la crescente messa in questione della democrazia come strumento di prosperità civile e come regime atto a garantire non solo la pace sociale ma anche la garanzia e la redistribuzione equa di diritti…