La diaspora politica dei cattolici e l’agguato dei “cattoconsulenti”

Il “cattoconsulente” è convinto che manchino sempre le condizioni perché l’esperienza dei cattolici possa trovare una ricomposizione e, in nome di tale impossibilità quasi metafisica, si autopropone per rappresentare quel mondo in forza della sua ostentata competenza, apertura mentale e, ça va sans dire, dei buoni rapporti che quotidianamente intesse con le gerarchie

Interrogativi sulla scomparsa dell’intellighenzia cattolica dalla scena politica italiana

C’è un mondo cattolico sano, generoso e responsabile – si pensi alla Caritas, alla Sant’Egidio, alla San Vincenzo, al Banco alimentare, alle varie organizzazioni di volontariato – senza del quale il nostro paese collasserebbe e che è sostanzialmente e irresponsabilmente escluso dal sistema dell’informazione. Chi rappresenta questo mondo fatto di scuole cattoliche, di oratori e di tutti i servizi pubblici che i cattolici quotidianamente svolgono? La truppa – sempre comunque estesa – non ha mai disertato, ma ha atteso in vano uno stato maggiore.

Forma di governo e contesto politico-culturale: ripensare i processi decisionali pubblici come priorità del Paese

C’è forse un elemento che, più di ogni altro, accomuna la prossima tornata elettorale a quella precedente. Non certo i risultati, dato che sembra ormai scontata la vittoria del centrodestra, quanto la persistente difficoltà di uscire dalle secche di una cultura politica incapace di riconoscere i profondi cambiamenti che hanno interessato la società italiana innescando…

Il problema politico dei cattolici oltre il “ruinismo”

Flavio Felice, Fabio G. Angelini Questa estate, con l’articolo “La questione cattolica, una centralità da ritrovare”, apparso sul Corriere della sera lo scorso 18 agosto, è stato Andrea Riccardi – accademico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e già ministro nel governo Monti – a farsi carico della “questione cattolica” nel pieno di una campagna elettorale…

Homo democrarticus, studia latino e greco

Flavio Felice “Avvenire”, 27 luglio 2022 Con I geni invisibili della democrazia. La cultura umanistica come presidio di libertà (Mondadori, pagine 158, Euro 12), Enzo Di Nuoscio ci offre un’articolata analisi sulla vita democratica in un’epoca in cui le persone sperimentano l’abbondanza delle informazioni, ma avvertono anche il rischio di essere risucchiati dalla fallacia delle…

L’ordine mondiale chiede la libertà dell’uomo

Rifuggire da soluzioni palesemente inadeguate è la sfida che abbiamo davanti. Anzitutto, come esorta Papa Francesco, per non farci «rubare la speranza», ma anche per evitare che siano proprio le proposte sganciate dal dato storico a «frammentare» il tempo e la sua dimensione processuale; una dimensione che, come ci ricorda Sturzo, necessita di una continua opera riformatrice.

Un nuovo laburismo per un lavoro degno

Cogliamo l’occasione della festa del lavoro per offrire uno spunto di riflessione su una categoria del pensiero politico che in passato ha conosciuto una certa fortuna e che crediamo meriti di essere riconsiderata, forse ridefinita e riproposta alla pubblica discussione. È il cosiddetto “laburismo cristiano”, espressione utilizzata da Alcide De Gasperi per definire una componente interna alla Dc. L’espressione di De Gasperi è mitigata dal sostantivo una “specie”, volendo delimitare il campo e distinguerla dal tradizionale filone britannico

Novak e lo spirito del capitalismo, una lezione attuale

The Spirit of Democratic Capitalism continua ad essere una miniera preziosa, dove cogliere i caratteri politici, economici e spirituali che qualificano le istituzioni che stanno alla base delle democrazie liberali; in breve, l’opera di Novak ci ricorda che essersi illusi di aver tagliato il traguardo della storia ha rappresentato il più alto tradimento dei valori democratici, liberali e cristiani. Una mutazione genetica che è alla base anche dell’attuale crisi, avendo fatto entrare nella cittadella democratica: antiperfettista e fallibilista, il cavallo di Troia delle democrazie illiberali: sovraniste e populistiche; d’altronde, come giustamente ammoniva Antonio Rosmini: «Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile».