Financial Vatican Law and Church Administration

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Il Fidelis Dispensatur et Prudens Research Gruop nasce dal desiderio di supportare Papa Francesco nell’opera di rinnovamento della Chiesa nello spirito di povertà. La Chiesa ha il diritto di possedere i mezzi materiali necessari per svolgere la sua missione ma, nello stesso tempo, non ha bisogno di ricchezza che non sia indirizzata alla gloria di Dio, all’insegnamento e alla beneficenza. Una chiesa povera è una chiesa che mette tutti i propri averi esclusivamente al servizio della sua missione.

Nell’affrontare il complesso tema dell’utilizzo da parte della Chiesa dei beni temporali occorre innanzitutto fare riferimento al diritto canonico. Sulla scorta dell’insegnamento del Concilio Vaticano II, il libro V del codice di diritto canonico del 1983 evidenzia la strumentalità dell’uso dei beni temporali da parte della Chiesa rispetto al compimento della sua missione. In questo legame di strumentalità si colgono le ragioni del possesso da parte della Chiesa di tali beni: essi, infatti, sono mezzi che essendo funzionalizzati al perseguimento della missione della Chiesa non risultano immediatamente in contrasto con quello spirito di povertà che essa è chiamata a testimoniare in ogni sua manifestazione esteriore.
Seguendo l’esempio di Cristo, che da ricco si fece povero (2 Cor 8, 9), la comunità ecclesiale è perciò chiamata a vivere anche nella gestione dei propri beni temporali il medesimo spirto di povertà. Ciò significa, sul piano personale, distacco dai beni materiali e, su quello oggettivo, un utilizzo di questi mezzi esclusivamente per il raggiungimento di finalità connesse all’attuazione di quei fini che spettano alla missione della Chiesa.
In questo senso, è l’esistenza stessa di finalità proprie della Chiesa (il culto divino, l’onesto sostentamento del clero, l’esercizio di opere delle opere dell’apostolato sacro e di carità, specialmente a servizio dei poveri) che giustifica il possesso di beni necessari per il perseguimento delle stesse. Tuttavia, poiché la liceità del possesso di beni da parte della Chiesa è subordinata alla loro effettiva necessità in funzione degli scopi ecclesiali, il rapporto di necessità esistente tra beni temporali (mezzi) e fini perseguiti pone in capo a coloro che sono chiamati a svolgere ruoli di amministrazione e gestione di tali beni una particolare diligenza che passa attraverso l’esercizio delle virtù umane e l’adozione di strumenti trasparenti nella gestione del patrimonio della Chiesa, sia per i cosiddetti beni “finali” (ovvero, quelli che servono direttamente al fine) che per i beni “strumentali” (ovvero, quelli che servono solo indirettamente al fine, fornendo un reddito). Pertanto, se il possesso dei beni temporali trova giustificazione solo nell’esigenza di perseguire la missione ecclesiale, nessuna forma di accumulo di ricchezze non necessarie risulta legittimo.
Da tali considerazioni discende poi un aspetto particolare del diritto patrimoniale canonico: la ricerca di un equilibrio tra esigenze di giustizia ed efficacia ed efficienza in senso economico. Il che significa che queste ultime non possono mai prevalere sulla giustizia o sulla finalità ecclesiale. Ciò significa, per esempio, che le scelte di allocazione delle risorse per finalità di investimento dovranno essere compiute tenendo in considerazione oltre al livello di remuneratività degli stessi anche altri parametri di natura extra economica coerenti con lo spirito di povertà della Chiesa, gli scopi ecclesiali e i principi di giustizia sociale.
Un terzo aspetto da tenere in considerazione è rappresentato dall’operatività del principio di sussidiarietà anche nell’ambito dell’amministrazione e gestione dei beni della Chiesa. Ciò implica, all’interno dell’organizzazione ecclesiastica, un sistema di gestione dei beni fortemente decentrato, sia dal punto di vista dei livelli decisionali sia sotto il profilo normativo. Tale decentramento, se da un lato risulta rispettoso delle numerose differenze normative, culturali e socioeconomiche esistenti tra i Paesi in cui la Chiesa è presente, dall’altro rende estremamente complessa qualsiasi forma di controllo centralizzato. Tale complessità si riflette concretamente nell’assenza di omogeneità dei comportamenti gestionali e amministrativi, nell’emersione di situazioni di forte criticità e nella difficoltà di garantire una gestione integrata e sinergica delle risorse.

Il diritto patrimoniale canonico, peraltro, non rappresenta l’unica fonte normativa nell’amministrazione dei beni temporali della Chiesa. Da un lato, in molti casi è lo stesso legislatore canonico a rinviare alle norme dei singoli Stati, dall’altro, il fatto che le istituzioni della Chiesa si trovino ad operare all’interno degli ordinamenti giuridici di altri Stati fa si che le norme civili debbono essere osservate indipendentemente dalla sussistenza di un richiamo espresso. Ciò richiede perciò, accanto alla conoscenza del diritto canonico, una sempre più profonda conoscenza degli ordinamenti giuridici, con particolare riferimento al diritto costituzionale, al diritto delle obbligazioni e dei contratti, al diritto amministrativo, al diritto finanziario e al sistema fiscale.

Una Chiesa povera dedica tutti i suoi mezzi materiali al raggiungimento degli scopi che le ha conferito il suo divino fondatore Gesù Cristo. Certamente la Chiesa ha bisogno di beni che in sé sono buoni perché provengono dalla bontà creatrice di Dio. Il peccato però ha ferito la natura umana. Purtroppo c’è sempre in agguato la tentazione di convertire i mezzi in fini, e di perseguire il godimento dei beni terreni anziché di metterli al servizio esclusivamente della gloria di Dio e dell’evangelizzazione dei popoli. Perciò la Chiesa come fermento e anima della società dev’essere ineccepibile negli standards etici, organizzativi e procedurali ed esemplare nello spirito del Vangelo. Papa Francesco la chiama a non cadere nella trappola dell’efficientismo ma a vivere con la fiducia dei figli di Dio che diffondono la serenità e la gioia del Vangelo in tutti gli ambiti del mondo.

Il Fidelis Dispensatur et Prudens Research Group svolge attività di ricerca e supporta le istituzioni della Chiesa nei seguenti campi:

  • diritto vaticano
  • diritto patrimoniale canonico
  • ordinamento finanziario vaticano
  • gestione dei beni temporali
  • valorizzazione del patrimonio della Chiesa
  • real estate e facility management
  • attività economiche nel campo della sanità e del sociale
  • trasparenza e vigilanza prudenziale