Strutture e persone nel capitalismo

Intervista di Carlo Cefaloni a Flavio Felice “Città Nuova”, 3 – 2017 Extra D. Professor Felice, papa Francesco invita ad intervenire sulle cause strutturali dell’economia che uccide. È un discorso proponibile? R. Non credo sia un discorso fuori dal tempo e tanto meno rientra nel novero delle utopie: il cristianesimo, in forza della sua prospettiva…

Novak e le virtù degli imprenditori

Flavio Felice “Il Sole 24 Ore”, 19 febbraio 2017 Con la morte di Michael Novak è scomparsa una figura di spicco del cattolicesimo liberale statunitense, sebbene lui preferisse l’espressione Catholic Whig. Nato nel 1933 a Johnstown, nel 1994 è stato insignito del 24° Premio Templeton e nel 1992 Margaret Thatcher gli ha conferito il premio…

La discontinuità necessaria per ridare voce agli italiani

Fabio G. Angelini – Flavio Felice Se all’indomani del referendum nessuno può sostenere di avere vinto, sono pochi invece i dubbi su chi abbia perso. In primo luogo, hanno perso il PD e quel simulacro di società civile rappresentato da una serie di sigle che negli anni hanno mostrato di voler esprimere gli interessi dei…

Cristianesimo, secolarizzazione e laicità dello stato

Dario Antiseri «Come mettiamo insieme la laicità di uno Stato che non vogliamo più assoluto (dunque rispettoso delle nostre personali trasgressioni) e la tradizione che vogliamo mantenere e rispettare delle nostre radici giudaico-cristiane?» E, per essere ancora più chiari: non c’è una stridente antinomia tra la concezione cristiana della vita e la laicità dello Stato?…

L’incognita Trump

Una lettura delle sfide aperte con la nuova presidenza statunitense nell’intervista con il professor Flavio Felice, presidente del Centro Studi Toqueville-Acton Come si può leggere l’elezione di Donald Trump? «Come prima cosa, andrebbe ricordato che il conservatorismo e il “nazionalismo” anglosassoni non sono facilmente traducibili con gli analoghi concetti politici che conosciamo nel continente; è…

La riforma costituzionale e i pericoli per la finanza pubblica

I problemi di governabilità non possono essere risolti con le scorciatoie, qual è la sostanziale neutralizzazione di una camera elettiva, solo perché di difficile gestione elettorale. La posta in gioco è troppo alta per giocare con gli assetti istituzionali che, per ben funzionare e non scadere nella tirannide della maggioranza, richiedono delicati equilibri e bilanciamento tra i poteri.

Un’analisi economica della riforma costituzionale

Per capire perché il progetto di riforma costituzionale Renzi-Boschi è inaccettabile e profondamente anti democratico conviene partire dal diagramma riguardante la teoria economica della democrazia di Buchanan e Tullock che ha una importanza centrale nella teoria del “calcolo del consenso” in regime democratico. Mi sembra evidente che questo progetto di riforma costituzionale rappresenti un regresso rispetto allo statuto Albertino. Chi crede nella democrazia costituzionale, monarchico o repubblicano che sia, non lo dovrebbe votare neanche “turandosi il naso”.

Dossier Europa. Quale futuro dopo la Brexit?

Oltre Spinelli. L’Europa può ripartire dalla tesi dell’Hayek federalista di Flavio Felice (articolo apparso su “Il foglio” del 23 agosto 2016) La decisione del popolo britannico di uscire dall’Unione Europea ci spinge a riflettere sul futuro del continente, sulla sua cultura politica e sulle sfide che lo attendono, come d’altronde pare si sia tentato di…

Dall’inverno all’inferno demografico il passo è breve

L’andamento demografico del Paese sta creando un circolo vizioso e involutivo che comporta ormai da diversi decenni una crescita incontrollata della spesa pubblica cui corrispondono due opposte tendenze: l’incremento della fiscalità e la riduzione dei livelli di protezione dei diritti sociali. Le imprese e i lavoratori sono schiacciati dalle tasse; nello stesso tempo, le garanzie dello stato sociale sono sotto pressione in quanto i bilanci pubblici non sono più in grado di sostenere l’andamento della spesa pubblica. Il risultato è che le imprese chiudono, i nuovi investimenti latitano, la disoccupazione cresce e i cittadini (specie quelli più deboli) stanno sempre peggio. Gli effetti di tale spirale viziosa non sono ancora così evidenti, ma la dinamica dell’equilibrio tra finanze pubbliche e diritti sociali – in assenza di cambiamenti istituzionali capaci di porre vincoli alla discrezionalità del potere governante sul fronte della tutela del nucleo incomprimibile di diritti della persona garantito dalla costituzione – lascia presagire nubi cariche di pioggia sulla tenuta sociale del Paese.

Il potere vuoto e la fast democracy

di Antonio Campati Nelle prossime settimane, il dibattito sulle sorti della democrazia italiana sarà sempre più vivace per via del referendum sulla riforma costituzionale che si terrà in autunno. Cresceranno le analisi, le polemiche e le previsioni sugli scenari futuri, specialmente se si continuerà a far coincidere l’esito referendario con le sorti del governo in…