La difesa comune come rilancio dell’idea di Unione continentale

Flavio Felice

“Avvenire”, 1 ottobre 2019

Pasquale Preziosa e Dario Velo affrontano uno dei temi più delicati e scivolosi che investono il processo d’integrazione europea: la difesa comune. Di fronte alla conclamata incapacità degli stati di rispondere alle sfide contemporanee, il libro propone di estendere all’ambito della difesa il metodo monettiano di “cooperazione strutturata”. L’intento dei due autori non è di mostrare come una diversa governance degli attuali stati nazionali possa rispondere alle suddette sfide, quanto proporre l’abbandono del paradigma statuale tradizionale, giunto al suo capolinea con i totalitarismi del ‘900, a favore di un nuovo paradigma dell’ordine politico.

Il presupposto di valore, caratterizzante la quota parte che l’ambito politico offre alla ricerca, mai definitiva, del bene comune, è l’ordine pubblico e la pace; non è un caso che gli Autori affermino come il ricorso alla guerra certifichi il fallimento della politica, rispetto alle due sfide di fronte alle quali qualsiasi ordine politico internazionale è posto: la “ridefinizione della legittimità” e il “cambiamento nell’equilibrio del potere”. Per questa ragione, il tema della difesa assume un significato strategico, affinché lo stesso progetto d’integrazione europea abbia un futuro e che sia coerente con i principi di sussidiarietà, di libertà e di solidarietà: i principi sui quali si fonda l’economia sociale di mercato.

Gli argomenti adottati dai nostri Autori oscillano sempre tra “aspirazione” e “responsabilità”, dove l’aspirazione delinea il campo dell’ideale, sempre perseguito e che mai dovremmo perdere di vista, consapevoli che mai sarà del tutto raggiunto, mentre la responsabilità interessa i mezzi a nostra disposizione e ci invita a proseguire gradualmente, ricercando di volta in volta la soluzione possibile; è qui che, per Preziosa e Velo, si consuma lo strappo metodologico tra la prospettiva federalista radicale di Altiero Spenelli e quella di cooperazione strutturata e gradualista di Jean Monnet, alla base del successo della CECA e del fallimento della CED.

Se la pace è il valore fondamentale che rende ragione dell’istituzione dell’autorità politica, la costruzione di una “nuova forma di difesa per l’Europa” potrebbe costituire un passo nel processo di nuova legittimazione dell’ordine politico europeo.

Di fronte alle difficoltà dovute al disallineamento dei processi politici rispetto a quelli economici, alla velocità decisionale dei secondi rispetto alla necessaria lentezza dei primi, la ricerca di un modello di ordine politico alternativo a quello statuale appare improrogabile. Gli autori sottolineano come, mediante il processo d’integrazione economica, la moneta e la finanza siano diventate, via via, strumenti di un ordine tendenzialmente federale, mentre lo stesso non è avvenuto con la difesa. La proposta dei nostri Autori è di innescare un processo che possa condurre ad un modello di difesa di tipo “duale”, sull’esempio degli Stati Uniti d’America, almeno fino al secondo conflitto mondiale.

Secondo tale modello, gli stati membri conserverebbero quasi totalmente il controllo delle forze di terra e la federazione assumerebbe la responsabilità di alcuni settori particolarmente innovativi, quali, ad esempio, l’aerospazio, l’aeronautica, la ricerca, la marina e le imprese federali che operano nella difesa.

Il modello duale proposto dai nostri Autori è la logica conseguenza di una distinzione concettuale che caratterizza tutta l’esposizione del volume: la differenza tra “difesa europea”, avente un significato regionale, e “difesa dell’Europa” con un significato internazionale. Il modello duale andrebbe nella direzione di un’interdipendenza dei due livelli della difesa, dal momento che, mentre la “difesa europea” potrebbe essere organizzata in forma federale, la “difesa dell’Europa” farebbe perno sull’alleanza con gli Stati Uniti e potrebbe ampliarsi ad altri, sulla base di accordi con la comunità internazionale.

Il nuovo modello di autorità politica immaginato dagli Autori presume come principio ordinatore la sussidiarietà, in continuità con il processo d’integrazione europea fin qui svolto. È significativo, fanno notare Preziosa e Velo, il fatto che tale processo si sia svolto senza particolari problemi fino a quando non ha riguardato la moneta, lo strumento fondamentale attraverso il quale il modello statuale ha implementato l’ideale di centralizzazione. Oggi il problema si ripropone rispetto all’ipotesi di una difesa comune della comunità europea, d’altronde, come scrivono i nostri Autori, “la spada e la borsa sono state sempre poteri del principe”.

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