Il comune secondo Sturzo: “E’ il luogo dove matura il metodo democratico”

Flavio Felice (Avvenire, 4 luglio 2018)

Al centro del libro di Luca De Santis: Autonomia e persona. Federalismo, autonomia e sociologia del soprannaturale nel pensiero di don Luigi Sturzo (Effatà, 2017), troviamo i temi della libertà e dell’autonomia. Secondo la prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa che ha guidato l’opera teorica e l’aziona pratica di don Luigi Sturzo, la libertà e l’autonomia sono un diritto inalienabile della persona, in quanto espressioni della dignità originaria dei figli di Dio. Di qui la considerazione della loro funzione di prerequisiti indispensabili per aggredire i problemi economici, politici e sociali. Il suo liberalismo gli consente di comprende che la libertà garantisce la polarità tra Stato e società, in quanto presupposto della partecipazione e limite alla nozione di sovranità assoluta, e da popolare (antidoto al populismo) Sturzo è convinto che il principio di autonomia implementa una democrazia che altrimenti sarebbe meramente formale, esprime il primato degli interessi generali ed è presidio di legalità.

Il Comune non è considerato da Sturzo solo l’istituzione più prossima alla persona, ma il luogo dove matura la pratica del metodo democratico. Il nostro Autore ci ricorda che la problematica dell’autonomia viene vissuta da Sturzo “dal di dentro”, in qualità di pro˗sindaco del Comune di Caltagirone e membro e presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (A.N.C.I.). I suoi articoli su La Croce di Costantino e su Il Sole del Mezzogiorno, il suo programma stilato nel libro La Regione nella Nazione e tanti altri, non sono che alcuni indicatori del suo impegno ad alimentare la teoria con la pratica e viceversa, dando vita così ad un circolo virtuoso dell’azione e del discorso politico.

In sintonia con la sua teoria delle “forme sociali”, Sturzo si contrappone all’allora mainstream socio-politico, e in particolar modo all’idea del primato del “politico” e con esso dello “Stato”, che comporterebbe la retrocessione del Comune a mero ente decentrato, gemmazione dell’organismo statale dalla cui autorità centrale e sovrana – venerabile e semi sacrale – dipenderebbe la sua stessa esistenza, così come l’esistenza della società civile. Recuperando un tema classico presso i civilisti umanisti, il prete calatino sottolinea come il Municipio sia una cellula politica originaria e che in esso sono presenti e rappresentati i diritti innati relativi alla libertà, che si inseriscono nel disegno statuale, ma che non sono da quest’ultimo né fondati né concessi: “civitas superiorem non recognoscens est sibi princeps” (Bartolo da Sassoferrato). Nel suo essere al servizio della comunità, il Comune non è creato dallo Stato, ma dalla comunità stessa, la quale, a sua volta, è riducibile alle persone che la animano. A questo punto diviene necessario precisare come la concezione del Comune per Sturzo non sia mai stata quella autarchica: il Comune è considerato come l’istituzione che, più vicina alla persona, può meglio comprendere quali siano le sue difficoltà e i suoi problemi. Se a questo poi aggiungiamo la possibilità per un Municipio di unirsi ad altri limitrofi, la conseguenza sarà una maggiore capacità di comprendere le istanze e un più efficace intervento per risolvere le problematiche di un determinato territorio.

Colui che si accosterà alla lettura di questo documentato libro di Luca De Santis avrà l’occasione di meditare sui principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, che tornano continuamente e su cui si fonda il pensiero e la proposta politica e pastorale del prete calatino. L’intento dell’Autore è di evidenziare che il pensiero di Sturzo non può essere ridotto alla mera dimensione del pur nobile agire politico. Già il titolo che Sturzo volle dare alla sua opera testamento: “La vera Vita: Sociologia del Soprannaturale”, richiama la ben precisa visione teologica che è contenuta nel libro che presentiamo: la civitas hominum che non si confonde con la civtas Dei e, per questo, mediante l’opera riformatrice delle istituzioni, è attenta a non farsi rigurgitare dall’“amore dell’uomo che giunge fino al disprezzo di Dio”.

La visione politica di Sturzo è necessariamente immersa nelle problematiche tipiche dell’ambiente ecclesiale, politico e sociale del suo tempo ed è innegabile che la sua riflessione e la sua progettualità abbiano attinto alla Dottrina sociale della Chiesa, innovandola e arricchendola, ragione per cui l’Autore di questo volume ha inteso presentare il pensiero federalista di Sturzo, assumendo come orizzonte teorico il sopracitato testo teologico. Sturzo, tramite La Vera vita svela la radice del suo pensiero e del suo impegno politico e pastorale, rinviando alla Rivelazione, e indicando nella civitas Dei la matrice teologica della società. L’Autore ci accompagna, attraverso la lettura de La vera vita, in un viaggio che ci consente di contemplare la fonte dalla quale il prete calatino attinge e soprattutto rinnova continuamente la sua vocazione, mostrando la ricchezza umana, culturale e sacerdotale di un padre della Patria, dell’Unione Europea, di un precursore del Concilio Vaticano II e di uno dei maggiori pensatori politici europei del Novecento, facendoci rimpiangere il fatto che troppo a lungo sia stato ignorato se non censurato.

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