L’ordine mondiale chiede la libertà dell’uomo

Per i trent’anni de “La Società”

Flavio Felice

“Avvenire”, 28 maggio 2022

Il prossimo 28 maggio, presso la Pontificia Università San Tommaso (Angelicum) di Roma, si terrà il simposio sull’attualità della Dottrina sociale della Chiesa: “Un discernimento cristiano di fronte alla guerra in Ucraina”, organizzato dalla Facoltà di Scienze Sociali, in occasione dell’uscita del numero che celebra i trent’anni della rivista “La Società”, edita dalla Fondazione Toniolo di Verona.

Il simposio sarà introdotto da Sr. Helen Alford, decana della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Angelicum e dal Presidente della Fondazione Toniolo, Mons. Renzo Beghini. Seguiranno la prolusione di Mons. Mario Toso sul tema oggetto del simposio, il dibattito e le conclusioni di Claudio Gentili, direttore della rivista.

Il simposio del 28 maggio intende offrire l’opportunità di ragionare sulla difficile attualità geopolitica, fuggendo da qualsiasi indistinta retorica della pace, focalizzando l’attenzione sul processo che conduce alla costruzione di autentiche «istituzioni di pace». Perché se anche oggi riscontriamo una «deficienza strutturale» nell’ordine internazionale e nella sua governance, non possiamo credere di poterla colmare con costruzioni artificiose, inadeguate e, per questo, dannose.

La Pacem in terris, la Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, la Centesimus annus, la Caritas in veritate e la Fratelli tutti (solo per citare alcuni documenti) esortano i cattolici di tutto il mondo a considerare tali problemi alla luce del contesto globale: un contesto irriducibile all’azione di governo (locale o globale che sia), in quanto irriducibile alla politica e al suo preteso primato, e fortemente proiettato verso una «governance sussidiaria e poliarchica» che, dal basso verso l’alto, intraprenda la cosiddetta «via istituzionale della carità», per usare una bella e convincente espressione presente nella Caritas in veritate di Benedetto XVI.

Riprendendo le considerazioni della Pacem in terris circa l’impossibilità di risolvere il «bene comune universale» nella politica e nelle «comunità pubbliche», e collegandole all’enciclica di Papa Francesco Lumen fidei, crediamo sia opportuno rilevare (per evitarlo) il rischio di affidarci a «soluzioni e proposte immediate» che potrebbero «bloccare il cammino» che, pur tra vette ed abissi, l’umanità ha intrapreso. Un cammino-processo che ha assunto la forma storica delle istituzioni politiche, economiche e culturali, certo segnate dalla contingenza e dai limiti di coloro che le fondano e quotidianamente le vivono ma, nel contempo, indispensabili per la convivenza e la crescita

Rifuggire da soluzioni palesemente inadeguate, dunque, è la sfida che abbiamo davanti. Anzitutto, come esorta Papa Francesco, per non farci «rubare la speranza», ma anche per evitare che siano proprio le proposte sganciate dal dato storico a «frammentare» il tempo e la sua dimensione processuale; una dimensione che, come ci ricorda Sturzo, necessita di una continua opera riformatrice.

A questo punto, il tempo «frammentato» si presta ad essere percepito in termini puramente spaziali e i suoi frammenti diventano il luogo atemporale nel quale la persona è assunta come mezzo per la realizzazione di fini, non necessariamente conformi alla sua dignità, ma giudicati utili e funzionali per la realizzazione di un ipotetico fine della storia, imposto come necessario. Il conservatorismo e il progressismo, negando la dimensione processuale della storia e assumendo il carattere di necessità contro quello di libertà dell’azione umana, trovano nello storicismo costruttivista un comune terreno ideale che finisce per condannarci a rimanere fossilizzati nell’«ordine stabilito».

In altre parole, ed è l’invito di Papa Francesco, è necessario tornare a riflettere – e ad agire – con la mente non solo occupata nella gestione dell’ordinario, ma proiettata sul domani. Il vivere da cristiani la socialità non è mai un’avventura statica e definitiva, bensì un’esperienza processuale e dinamica, dal momento che «lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza».

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