I FRANCESCANI SECOLARI NEL SOCIALE

“dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo”

Fr. Felice Autieri

Ac oloro che volevano seguirlo pur rimanendo nel mondo, Francesco «dava una regola di vita e indicava la via della salvezza a ciascuno secondo la propria condizione». È del 1221 la nascita ufficiale dell’Ordine dei Penitenti francescani, più tardi Terzo Ordine francescano ed oggi Ordine francescano secolare. Fu approvato da Onorio III con un documento considerato la prima Regola. Appartengono all’Ordine francescano secolare lungo i secoli, uomini e donne di ogni stato sociale. Nel XIX secolo fu loro attenzione adoperarsi a far nascere società operaie o di mutuo soccorso, circoli della buona stampa, asili e orfanotrofi, ospedali che costituirono il terreno preparatorio alla Rerum Novarum promulgata da Leone XIII nel 1891, che è bene ricordare era terziario francescano. Il laicato francescano di fine Otto – cento e del primo Novecento rispose all’invito del papa con generosità, con personalità del calibro di Giuseppe Toniolo, Stanislao Medolago Albani, Paolo Pericoli, Filippo Meda, Giuseppe Tovini e Paolo Pio Perazzo in Italia, Antoine Frédéric Ozanam e Léon Harmel in Francia ed altri ancora più numerosi che ne continuarono la presenza e l’attività nei primi decenni del secolo XX. Ricordiamo come l’Opera dei Congressi e le Settimane sociali ebbero tra gli ideatori ed organizzatori terziari francescani, mentre a fr. Agostino Gemelli e ai francescani secolari Armida Barel – li, Ludovico Necchi, Contardo Ferrini, Francesco Olgiati, Ernesto Lombardo e Piero Panighi si deve la nascita dell’Università cattolica del Sacro Cuore. In – fine dal terziario Mario Fani nacque il primo progetto di Azione cattolica, sostenuta agli inizi dai responsabili italiani dell’Ordine francescano secolare. In area francese ricordiamo Antoine Frédéric Ozanam (1813-1853), che si sforzò di individuare una modalità di presenza tra i poveri. Fondò le Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli nell’aprile del 1833 per aiutare i poveri sotto la protezione del santo, si rap – portò ad essi con la visita a domicilio, senza la pretesa di risolvere il problema sociale. Era preoccupato della scarsa attenzione della Chiesa verso la questione operaia e della lentezza con cui i cattolici operavano per il recupero dei poveri: infine temette che il conflitto di 92 93 classe potesse determinare una vera guerra civile. Fu assertore dell’incontro tra cattolicesimo e democrazia, lottando affinché la Chiesa fosse lievito nelle condizioni politiche e socia – li emerse dalla rivoluzione francese. Morì a Marsiglia l’8 settembre 1853 e fu beatificato da Giovanni Paolo II il 22 agosto 1997 nella cattedrale di Notre Dame di Parigi. Léon Pierre Louis Harmel (1829-1915) fu imprenditore. Nel 1854 assunse la direzione degli stabilimenti paterni, cercando di attuare nelle proprie industrie realizzazioni tali da imprimere all’impresa un carattere associativo e cristiano. Nel 1860 Harmel entrò nell’Ordine francescano seco – lare, scelse per la sua fabbrica il patronato di s. Francesco e s. Giuseppe operaio. Nel 1862 vide nell’Ordine la triplice funzione di milizia, di media – zione e di organizzazione; precorse i tempi convinto di fare appello all’organizzazione e all’assistenza di fabbrica, allo spirito di iniziativa e collaborazione dei lavoratori piuttosto che all’autorità e al paternalismo. Fondò l’Opera degli operai cercando di imprimere all’impresa un carattere associativo e cristiano; dei suoi stabilimenti di Val de Bois vicino Reims aveva fatto un modello di organizzazione operaia, per tutte le opere di assistenza e di previdenza suggerite dai più illuminati criteri sociali. Infatti vi realizzò una cassa assegni familiari, una cassa mutua assistenziale, un centro di studi sociali, un consiglio di fabbrica con larghe funzioni consultive, un villaggio operaio nel quale con l’organizzazione democratica di tipo cooperativo assi – curò ai lavoratori l’assistenza religiosa, intellettuale, materiale, affrontando i vari momenti di lavoro ispirandosi alla loro completa responsabilità. Fu pro – motore, con il sacerdote Léon Dehon, dei sindacati cristiani corporativistici, dei preti lavoratori e degli assistenti sociali, un’opera tanto vasta che lo persuase ad affermare: «Quanto io ho operato nella Val-des-Bois l’ho attinto dalla regola del Terzo Ordine Francescano». Percepì con chiarezza che ciò che stava facendo, trovasse ispirazione nel francescanesimo e nel suo es – sere francescano secolare. Nel 1894 in omaggio alle parole di Leone XIII, Harmel organizzò ed animò due gran – di congressi francescani uno a Paray le Monial il 19 settembre e l’altro a No vara il 25 settembre. La conclusione dell’evento fu la missione del terziario francescano, in quanto testimone nel – la Chiesa e nella società nell’annuncio in comunione con la gerarchia. In area tedesca ricordiamo Wilhelm Emmanuel Von Ketteler (+1877) futuro arcivescovo di Magonza, terziario francescano ed autore de La questione operaia e il cristianesimo (1864) famoso saggio in cui affrontò il rapporto tra cristianesimo e questione operaia. La sua vita da sacerdote e poi da pastore della diocesi magontina, fu finalizzata a difendere la libertà della Chiesa nei confronti dello Stato. Uomo d’azione, fu eletto deputato nel Parlamento di Francoforte nel 1848 e membro dell’assemblea parlamentare tedesca negli anni 1871-1872; da politico, da prete e da Vescovo lottò contro la povertà e le condizioni disagiate della classe operaia. Tenne nel duomo di Magonza una serie di discorsi sulla questione sociale e cominciò la propaganda per un’energica azione sociale della Chiesa. Nei suoi scritti e sermoni insistette sulla necessità per la Chiesa di intervenire nella questione sociale perché ritenuta anche una questione morale. Ritenne opportuno dover intervenire sulla necessità dello Stato di interessarsi della classe operaia, aiutandola ad organizzarsi e a proteggersi contro ogni iniquo sfruttamento. In area italiana ricordiamo il sociologo-economista Giuseppe Toniolo (1845-1918), fondatore dell’Unione Cattolica di Studi Sociali, della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e collaboratore dell’Opera dei Congressi. Toniolo vedeva l’iniziativa economica dei singoli ordinata al bene comune attraverso istituzioni intermedie liberamente costituite, capaci di curare l’interesse individuale e quello collettivo attraverso una chiara legislazione. Fu l’anima intellettuale del movimento sociale cattolico italiano fino alla prima guerra mondiale, portò avanti con determinazione il suo programma di reazione alla concezione utilitaristica ed individualista dell’economia attraverso un’applicazione in chiave moderna dei dettami della fede cristiana ai problemi economici della sua epoca. Infine nel 1918, prima di morire, convinse fr. Agostino Gemelli a fondare un istituto cattolico di studi superiori, che preparasse alla realizzazione dell’università cattolica. Ciò iniziò a realizzarsi l’anno dopo la sua morte nel 1919; infatti il francescano, insieme ad altre eminenti personalità sotto il pro – filo culturale e religioso compirono il primo passo fondando a Milano l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente garante e fondatore dell’università. Nel 1920 prese vita l’Università cattolica del Sacro Cuore nel capoluogo lombardo inaugurata ufficialmente il 7 dicembre 1921. Toniolo morì a Pisa il 7 ottobre 1918 ed è stato beatificato il 29 aprile 2012, mentre la sua memoria liturgica è stata fissata al 4 settembre. Giuseppe Tovini bresciano, si distinse per la passione apostolica infusa nell’affrontare le gravi questioni sociali del suo tempo, ne segnò l’apostolato e la testimonianza francescana. Nel 1878 divenne presidente del Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi e da lì in poi il suo ruolo nelle attività e iniziative istituite dalla diocesi ebbero in lui un protagonista di assoluto valore. Si candidò come cattolico alle elezioni amministrative, venendo eletto come consigliere provinciale e poi dal 1882 consigliere comunale di Brescia. Il suo impegno fu la preoccupazione di una sempre più profonda presenza della Chiesa nel mondo del lavoro attraverso un laicato cattolico impegnato. Preoccupato che questa perdesse il contatto con le masse operaie in crescita con lo sviluppo dell’industrializzazione, promosse la fondazione di Società operaie cattoliche a Lovere e a Brescia nel 1881 esportandole successivamente anche nelle valli circostanti. Lo sviluppo fu tale che nel 1887 queste poterono celebrare il loro primo congresso, mentre nel 1885 propose la fondazione dell’Unione diocesana del – le società agricole e delle casse rurali. Nel settore economico-finanziario, a lui si deve la fondazione della Banca di Val 94 95 Camonica della quale stese lo Statuto nel 1872 con sede a Breno. Nel 1888 fondò a Brescia la Banca S. Paolo e nel 1896 a Milano il Banco Ambrosiano. In quest’ultima iniziativa, impegnò tutte le sue forze per difendere la scelta che la banca avesse anzitutto finalità apostoliche a sostegno delle opere del movimento cattolico e della scuola in particolare, contro chi la voleva banca d’affari, caratterizzata anzitutto dal momento economico. Morì il 16 gennaio 1897 all’età di 55 anni e fu proclamato beato il 20 settembre 1998 nella sua Brescia. Eurosia Barban, contadina madre di 9 figli, nata a Quinto Vicentino (Vicenza) il 27 settembre 1866, conosciuta anche con il nome di “mamma Rosa”. Nel 1870 la famiglia si trasferì nel vicino paese di Marola frazione di Torri di Quartesolo nel vicentino, dove trascorse tutta la sua vita. Il tempo in cui visse Eurosia fu caratterizzato da una forte crisi economica e da una povertà che spinse molti ad emigrare; si aggiungano infine le disastrose conseguenze all’indomani della fine della prima guerra mondiale. Il denaro era scarso e le famiglie bisognose numerose, così fece quello che poteva non con i soldi, che mancavano, ma con i prodotti dell’orto, il latte, le uova, la minestra che portava personalmente ai bisognosi. Tuttavia la Barban comprese la necessità di insegnare alle ragazze del paese l’arte del taglio e cucito, formando future sarte che potevano provvedere ai bisogni familiari creando un proprio lavoro. Le sue giovani allieve oscillavano tra le 8 e le 15 ragazze di età molto diversa; così, approfittando nell’insegnare il mestiere, si impegnò nella formazione cristiana in vista della famiglia che avrebbero creato in futuro. Fu conosciuta come una brava sarta in particolare confezionava gli abiti da sposa e non chiese mai un compenso per l’insegnamento impartito. Fu un modo concreto per formare al lavoro creando un’autosufficienza economica tanto necessaria in quel delicato momento storico ed economico della storia d’Italia.

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