Cambio di paradigma: una visione integrale

ECONOMIA FRATERNA

Paternità di Dio e fraternità universale-cosmica

“Mostra di frontiera” tra storia, sociologia, teologia ed economia

Fr. Domenico Paoletti

Oggi molti economisti, ecologi, sociologi, politologi e rappresentanti di fedi religiose richiamano l’urgenza di elaborare un nuovo modello di sviluppo che tenga presente dimensioni non considerate dall’attuale cultura dell’economia: la qualità della vita, le relazioni interpersonali e tra i popoli, l’ecosistema. Papa Francesco è la figura che più chiaramente ha espresso questo grido di allarme con l’enciclica Laudato si’ proponendo una “ecologia integrale”. Oggi l’economia, come le altre scienze, ha bisogno di un ripensamento all’interno della ricerca dell’unità del sapere: Abbiamo bisogno di un umanesimo rigenera – to, che attinga alle sorgenti dell’etica: la solidarietà e la responsabilità, presenti in ogni società umana. Essenzialmente un umanesimo planetario. La nostra situazione cultura – le e sociale sperimenta una distanza sempre più ampia e gravida di conseguenze tra i saperi disgiunti, frazionati, blindati in discipline distinte per non dire separate, da una parte, e le realtà e i problemi sempre più pluridisciplinari, trasversali e interconnessi dall’altra.

L’urgenza di oggi secondo Edgar Morin, è di riconoscere l’unità in seno alla diversità, la diversità in seno all’unità. È tragico che il pensiero disgiuntivo e riduttivo regni da padrone nella nostra civiltà e abbia i comandi in politica e in economia. Dopo oltre mezzo secolo risultano ancora particolarmente attuali le parole di Paolo VI nella Populorum progressio n. 85: «Il mondo soffre per mancanza di pensiero». Sempre nello stesso documento al n. 20 fa notare ancora: Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor di più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d’un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori d’amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione. In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane.

Di fronte alla crisi da Corona – virus non ci sono strade, ponti, case di – strutte e da ricostruire; ma l’economia, in profonda crisi per l’arresto prolungato della produzione e del consumo, ci interroga su quale società ricostruire per quale visione di umanesimo. Non basta riaprire le imprese e le varie attività, anche se la riapertura progressiva è un’esigenza vitale; è indispensabile sapere dove e come investire, per ripensare e rigenerare un’economia che non sia come quella che conosciamo e che ha prodotto e produce tanta disuguaglianza, ingiustizia e devastazione della casa comune. Occorre costruire un “pensiero di comunità”, meglio an – cora un “pensiero di fraternità” sulle questioni fondamentali che riguarda – no il futuro, affinché abbiano la capacità di influenzare incisivamente la politica e la finanza. La crisi deve farsi occasione di discernimento e di nuova progettualità: occorre rilanciare l’economia con nuovi paradigmi, tenendo conto del fallimento delle soluzioni neoliberiste e dell’impraticabilità di una decrescita “felice”.

Per guardare oltre la crisi ecologica, economica e politica c’è bisogno di una visione integrale, richiamata dagli ultimi pontefici. Basti considera – re che il “filo rosso” della Laudato si’ di papa Francesco è «la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso»: l’uomo e Dio, l’uomo e la terra, gli uomini tra loro, ma anche l’economia e l’ambiente, la rovina della casa comune e la povertà. È «il miste – ro delle molteplici relazioni che esisto – no tra le cose». La novità dell’enciclica consiste nel tratteggiare una visione olistica della realtà. «Tutto è in relazione» ricorre esplicitamente per quattro volte (nn. 70, 92, 120, 142) e, diversamente formulato, qualche decina di volte; è un concetto chiave del testo, insieme a «tutto è connesso» (nn. 16, 117, 138).

Interrogarsi sulla creazione è sempre anche interrogarsi sul senso e sul fine dell’uomo, sul suo agire responsabile o irresponsabile; un’ecologia ambientale è inseparabile da un’ecologia umana. Quest’ultima solleva i temi globali della fame, della distribuzione universale dei beni, dell’inclusione sociale, sfociando spontanea – mente in un’ecologia sociale fondata sulla fraternità. Tutto è connesso! Solo un approccio integrale alla questione ecologica, collegata alla questione economica e a quella antropologi – ca, potrà suscitare e sostenere una risposta integrale che metta in primo piano la relazione delle singole parti tra loro e con il tutto. Il riferimento è all’immagine di ecosistema. L’ecologia integrale diventa così il paradigma capace di tenere insieme fenomeni e problemi ambientali ed economici con questioni sociali e antropologiche che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto. La prospettiva dell’ecologia integra – le-fraterna, diventa pertanto l’unico paradigma capace di tenere insieme le diverse realtà e i diversi saperi per un’economia dal volto umano.

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