Partito di laici cattolici: sì o no?

Dario Antiseri, Flavio Felice

9 ottobre 2019

  1. L’ultima volta che il mondo cattolico è apparso in modo significativo sulla scena della politica italiana fu nell’ottobre del 2011. In quei giorni a Todi, nel Convento di Montesanto, si riunirono, su invito di Natale Forlani, le Associazioni di ispirazione cattolica del Mondo del lavoro: CISL, Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti, ACLI, Movimento Cristiano dei Lavoratori, Compagnia delle Opere – con l’esplicito intento di dar vita a un Manifesto della buona politica. Ma era chiaro a tutti che sotto simile intento ardeva una forte e motivata speranza nella formazione di un Partito di cattolici alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Ed esattamente in questo orizzonte – anche con il contributo di prestigiose figure di intellettuali (politologi, economisti, filosofi, sociologi, sindacalisti, manager…) – vennero formulate le diverse e numerose proposte.
  2. La realtà è che circa vent’anni prima, con l’implosione della D.C., cattolici sì allo sbando ma convinti di poter dare ancora, singolarmente o in piccoli gruppi, uno specifico contributo alla politica decisero di fissare le loro tende – dove questo venne loro concesso – in accampamenti agli ordini di altri generali e sotto altre bandiere. All’epoca, la parola d’ordine fu: dare testimonianza, in qualsiasi Partito ci si venisse a trovare, delle proprie idealità. In quei giorni, forse, questa era per i cattolici l’unica prospettiva possibile e praticabile. L’intenzione era sicuramente nobile, ma ecco che, con il trascorrere del tempo, gli esiti di simile progetto si sono rivelati disastrosi. Di fronte a tutta una serie di nefandezze, i rappresentanti politici di estrazione cattolica, quando il silenzio non è stato scambiato per prudenza, pur impegnandosi in battaglie parlamentari di rilievo, non sono stati in grado o, meglio, non gli è stato loro concesso, di lasciare tracce di peso nella soluzione dei problemi affrontati, a cominciare, per esempio, da quello delle condizioni di sopravvivenza delle scuole paritarie – le quali in Italia sono sì libere, ma libere solo di morire.
  3. Cattolici presenti ovunque e inefficaci dappertutto. È, insomma, apparso chiaro che la testimonianza morale – già di per sé una grande conquista personale – in politica non basta: sempre in assoluta minoranza, le tue proposte vengono sistematicamente respinte o al massimo accettate per aspetti di poco conto. Con i sogni più belli e gli intenti più alti, e magari con le migliori ragioni, possiamo pensare di salvarci l’anima, ma lasciamo i problemi irrisolti.
  4. In politica contano i numeri e dietro ai numeri ci deve essere un’organizzazione guidata da uomini credibili, competenti, capaci di ascolto e con linee di programma tese alla comprensione e alla soluzione dei problemi più urgenti che, proprio perché ferite aperte, sono sotto gli occhi di tutti. La politica, in poche parole, la fanno i Partiti e senza un loro Partito – imperniato sulla difesa sempre e in ogni occasione dei diritti della “persona umana” – pare inevitabile che i cattolici siano e restino ai margini delle decisioni politiche: utili collettori di voti per altri scopi.
  5. Quando nel dopoguerra il Partito di riferimento dei cattolici era la D.C. di De Gasperi non è che milioni di elettori del Partito comunista fossero tutti marxisti atei o fedeli di altre religioni: la stragrande maggioranza degli elettori comunisti erano cattolici. I cattolici hanno votato e votano in piena libertà per i più disparati Partiti, ma perché mai laici cattolici –tra un convegno su don Luigi Sturzo e una commemorazione di De Gasperi – dovrebbero proibirsi ovvero dovrebbe loro venire proibita la formazione di un Partito nella tradizione di un rinnovato “popolarismo” e degli insegnamenti dell’economia sociale di mercato?
  6. Il mondo cattolico è un mondo ricchissimo di risorse umane, di competenze e di generosità –si pensi soltanto alla grande realtà della rete di Volontariato, ai Centri di ascolto, ai Centri antiusura, al Banco alimentare, alle Comunità per il recupero dei tossicodipendenti, alle Scuole cattoliche paritarie (sempre più vessate), alla San Vincenzo, ai cappellani nelle carceri, a quei sacerdoti, suore e laici che dedicano le loro energie, anche a rischio della loro vita (come in alcuni casi è già successo), contro le mafie e per la liberazione di “donne crocifisse”, costrette alla prostituzione. E si può forse negare che senza la presenza e le attività della Caritas (con sette milioni e mezzo di pasti all’anno) avremmo le nostre piazze e le nostre strade affollate da affamati e disperati? Ebbene, senza queste realtà cosa ne sarebbe del nostro Paese? E allora perché mai testimonianze, conoscenze, esperienze ben riuscite e realtà istituzionali non dovrebbero venir trasformate in proposte da una rappresentanza politica?
  7. Più di un politologo ha fatto presente che un Partito di cattolici non supererebbe nel migliore dei casi il sette-otto per cento – qualcosa quindi di poco significativo. Ora, però, a parte il fatto che previsioni del genere appaiono assai azzardate, andrebbe in ogni caso precisato che, con un Partito anche non numeroso, laici cattolici avrebbero per lo meno un pulpito parlamentare, da dove poter offrire il loro contributo al dibattito politico – uscirebbero fuori da quell’antro in cui l’ha ricacciato un loro tacito non expedit. Cosa sarebbe stato dell’Italia senza la D.C. di De Gasperi? E don Luigi Sturzo un Partito lo fece perché i cattolici, da “liberi e forti”, assumessero a viso aperto le loro responsabilità nella vita della democrazia, aiutando in tal modo, tra l’altro, gli uomini di Chiesa a non dover immergere le mani nei traffici della politica. Che oggi, diversamente dal passato, non esisterebbero condizioni da rendere semplicemente possibile un partito di laici cattolici, non è forse una carezza alla nostra resa ai fatti – dimentichi del fatto che la storia non ci giustifica, ma ci giudica?
  8. Le attese con le quali si erano aperte a Todi le giornate dell’ottobre del 2011, svanirono ben presto, non appena chiuso il portone del Convento di Montesanto. Si preferì continuare per l’antica strada, con la tattica di cattolici disseminati qua e là, poco visibili e sostanzialmente ininfluenti. La loro appartenenza cattolica al massimo è stata ed è – e non poteva e non può essere altro – che un rispettabile e magari spesso rispettato dato anagrafico, ma non l’espressione di un progetto capace di tradursi in effettive misure programmatiche per la soluzione dei problemi.
  1. Una situazione, questa, che è diventata e da più parti ormai viene percepita come una via senza uscita. E, intanto, in convegni e incontri, che sorgono e si moltiplicano spontanei, folti gruppi soprattutto di giovani – per il momento ignorati dai media e da “chi conta” – discutono sulle cause della diaspora e dell’irrilevanza politica dei cattolici e sulle ragioni che renderebbero invece più che necessaria la presenza di una rappresentanza politica di cattolici.
  2. Sia Papa Francesco, come pure il Card. Bassetti, hanno più volte, anche di recente, richiamato i cattolici ad un serio, coerente e non più dilazionabile impegno in politica. Ebbene, qual è stata finora o, ancora meglio, quale potrebbe essere la più adeguata, argomentata e praticabile risposta a queste ineludibili preoccupazioni? Dobbiamo ancora testardamente restare attaccati al fallimentare progetto di affaccendarci ovunque e insieme restare dappertutto inascoltati, ovvero è ormai tempo di prendere il coraggio a quattro mani e abbracciare con forza l’impegno di costituire un Partito di laici cattolici, fondato sull’idea della “dignità” della persona, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa?

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. gilberto bucci ha detto:

    un saluto al prof. Felice ed al prof. Antiseri, prima di esternare alcuni miei pensieri. La domanda è intrigante , ma siamo sicuri che oramai la banalizzazione del cristianesimo e la secolarizzazione non abbiano già fatto terra bruciata attorno al mondo”cattolico”? Temo purtroppo , nonostante vi sia la necessità di dare una svolta morale alla vita pubblica e politica italiana, sia passato troppo tempo e che la dispersione abbia prodotto danni irreparabili. Il messaggio di “servire e non servirsi”è mal recepito da una società che ad oggi fa esclusivamente del proprio comodo od interesse le bandiere di vita . Rimarco ancora il fatale errore dell’On. Martinazzoli che pressato da sinistra pensò bene di cambiare il nome alla DC ,senza fare quel repulisti necessario di personaggi ambigui attivi in ogni ambito dopo quaranta anni di presenza al governo del paese della DC; avesse fatto l’inverso oggi parleremmo di un’altra storia. Si può provare a rilanciare un messaggio nuovo ? forse sì ma l’impegno di mezzi e persone sarebbe mastodontico e forse le forze non ci sono. Gilberto Bucci

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  2. zenoni mauro ha detto:

    magari!!!!!!!!!

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  3. gianfranco fabi ha detto:

    Cari amici Flavio e Dario, ho letto con interesse e partecipazione il vostro appello per rifondare un partito di laici cattolici. Una proposta di un percorso di cui ci sarebbe indubbiamente bisogno in una realtà come quella italiana contrassegnata da una dimensione sociale sempre più individualistica e priva di valori di fondo. Gli interessi personali così come il rancore e la protesta sono all’ordine del giorno: non si spiegherebbe altrimenti il successo popolare di un partito come la Lega che ha basato sulla paura e l’isolamento i propri successi.
    Ma di fronte all’ipotesi un partito cattolico i dubbi prevalgono sulle speranze. Non vedo all’orizzonte un nuovo Luigi Sturzo e nemmeno un Alcide De Gasperi. E, che lo si voglia o no, un partito può nascere e consolidare consensi solo se può contare sulla guida di un potere carismatico ben identificato ed identificabile.
    E poi la storia degli ultimi decenni è segnata, come ricordate puntualmente, dalla diaspora dei cattolici, dal loro disperdersi con una voce sempre più flebile e inconcludente. Ma la storia è segnata anche dai fallimenti e dagli errori che hanno dato e continuano a dare un’immagine fortemente negativa. Sono passati trent’anni, ma il naufragio suicida della Democrazia cristiana è ancora una parte ingombrante delle vicende italiane. Così come pesano nell’immagine dei cattolici in politica le cadute di credibilità di esponenti, come Formigoni in Lombardia, che dopo anni di buon governo sono caduti nel tranello del potere fine a se stesso ritenendosi forti ed intoccabili.
    Un nuovo partito di laici cattolici è, secondo me, un sogno che sconfina nell’utopia. Certo, i sogni sono fatti per essere realizzati e senza sogni la nostra vita perde il senso della bellezza e del futuro. Quindi è giusto porre il tema e sollecitare impegni e riflessioni. Forse non riusciremo a far nascere e vivere un nuovo partito fondato sui valori della Dottrina sociale della Chiesa. Ma sono valori che voi e molti come voi trasmettono dove è data la possibilità, valori che dobbiamo credere possano diventare un lievito in stile evangelico. Anche dobbiamo continuare a credere che se irrilevanti possono essere gli impegni delle persone, non potremo mai accettare che irrilevante sia il Vangelo.

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  4. Angelo Vadala ha detto:

    Finalmente facciamo qualcosa per i nostri principi Cristiani . Dobbiamo difendere la famiglia e tutti principi Cristiani .Eutanasia ,aborto

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