I beni comuni, vero pilastro del liberalismo

“Avvenire”, 9 aprile 2020

Flavo Felice

Il nuovo libro di Carlo Lottieri: Beni comuni, diritti individuali e ordine evolutivo, offre un’interpretazione non convenzionale di uno dei concetti più dibattuti nel campo delle scienze sociali. Filosofo del diritto, l’autore offre una lettura della teoria dei commons aperta all’apporto di diverse discipline. Lottieri fa propria la lezione del premio Nobel per l’economia, la politologa Elinor Ostrom, secondo la quale in innumerevoli circostanze «si mette in comune, si condivide e si coopera» perché questa appare la soluzione strategica economicamente più vantaggiosa; il che conduce il nostro autore ad affermare che «I commons emergono non contro la proprietà, ma grazie ad essa».

L’attenta analisi è introdotta dalla denuncia da parte dell’autore di come, negli ultimi decenni, soprattutto tra coloro che avversano la libertà individuale e il mercato, in molti hanno tentato di riformulare le fallimentari teorie collettiviste, sempre in chiave antiliberale, ma distanti dall’impianto ideologico marxista.

In nome di questo «afflato anticapitalistico», scrive Lottieri, abbiamo assistito «a un incontro tra egualitarismo, socialismo, protezionismo, welfare, comunitarismo ed ecologia». Tutto ciò avrebbe condotto ad una ibridizzazione della prospettiva teorica, basata sull’utilizzo della nozione di «beni comuni», tutta proiettata a promuovere un «nuovo collettivismo», edulcorato da termini meno consunti dall’erosione del tempo.

Rispetto a tale lettura della teoria dei commons, Lottieri ne offre una alternativa, ricorrendo agli autori cari alla stessa Ostrom, come gli interpreti della Scuola austriaca, tesa a mostrare come all’interno di una società libera si possa assistere all’emergere, in maniera spontanea, di proprietà condivise: si pensi alle viarie forme di “vicinia”. Tuttavia, il differente regime proprietario non disegna in alcun modo «una negazione della proprietà e dell’ordine giuridico».

Riprendendo il titolo di un fondamentale lavoro di Paolo Grossi, mutuato da un’espressione di Carlo Cattaneo: “Un altro modo di possedere”, l’autore propone una lettura pluralistica degli assetti proprietari; viene qui introdotta la nozione di bundle of sticks di W.N. Hohfeld che disarticola la nozione di proprietà in una serie di titoli. I «beni comuni» non sono presentati come un’alternativa alla proprietà, ma come una loro forma specifica: un’istituzione che è in grado di «erodere spazio alla sovranità forgiata dall’assolutismo» e di ridimensionare il perimetro del potere, esercitato dall’autorità potestativa; una tale interpretazione necessita di un’analoga reinterpretazione della nozione di proprietà, oltre che di sovranità, disarticolata per funzioni, secondo lo schema del bundle of sticks.

Qui risiede il punto nodale: la consapevolezza che una specificità dei domini collettivi consiste nel fatto che essi esprimono una «comunità liberamente solidale» e, nel contempo, «un’istituzione di natura politica». I commons, in quanto istituzioni politiche, sono favoriti dalla presenza di società liberali e federali, lì dove è più difficile che vengano assorbiti dal potere statale, poiché tali istituti prosperano all’interno di un quadro giuridico che valorizza l’arte dell’autogoverno e il pluralismo istituzionale.

In definitiva, Lottieri ha evidenziato innanzitutto la duttilità e il pluralismo dell’istituto della proprietà; in secondo luogo ho voluto rimarcare il nesso storiografico e logico tra «proprietà condivise» e «logiche del mercato»; in terzo luogo, ha mostrato come i beni comuni siano uno dei pilastri dell’ordine liberale di quelle società e di quelle economie che consentono la massima interazione: un sistema plurarchico, per dirla con un concetto sturziano.

I tre aspetti appena menzionati, evidenziano il nesso inscindibile tra proprietà e comunità, un nesso che emerge dal considerare la persona un soggetto irriducibile a qualsiasi astrazione collettiva e sottolinea le dimensioni dell’alterità e della prossimità. Dimensioni che, conclude Lottieri, «nessun appello a dimensioni comunitarie tradizionali o a ideologiche moltitudini rivoluzionarie può eludere».

Carlo Lottieri: Beni comuni, diritti individuali e ordine evolutivo, IBL Libri, 2020

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