L’impalpabile idea del soldo

“Avvenire”, 2 aprile 2020

Flavio Felice

Angelo Miglietta, Alberto Mingardi (a cura di), Dal Sesterzio al Bitcoin. Vecchie e nuove dimensioni del denaro, Rubbettino, 2020

Alla base del volume curato da Alberto Mingardi e Angelo Miglietta, suggestivamente intitolato “Dal Sesterzio al Bitcoin”, abbiamo una consapevolezza, tipica della cultura liberale: la società libera esprime l’esatto contrario della società cortigiana. È fin troppo nota la massima di Adam Smith per cui non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio e del fornaio che dipende la nostra cena, bensì dal loro e dal nostro autointeresse. Smith era ben consapevole che la trama delle relazioni umane che dà senso alla nostra vita: l’amore, l’affetto, l’amicizia, va oltre l’autointeresse. Per questa ragione, egli contrappone il self-interest alla cultura dell’elemosina, alla volontaria servitù di chi umilia se stesso, elemosinando privilegi in cambio di lusinghe.

La società libera descrittaci da Smith, e che farà da sfondo alla tradizione liberaldemocratica che si svilupperà, pur tra vette e abissi, sulle ceneri delle società di antico regime, necessita della nostra reciproca disponibilità ad associarci, in forme e modalità differenti, senza tuttavia sviluppare rapporti di dipendenza tipici delle società servili, sempre pronte a riproporsi sotto mentite spoglie.

In questo contesto problematico, i contributi presenti nel volume ci offrono un’importante prospettiva, dove emergono elementi concettuali di fondamentale valore teorico. A tal proposito, è significativo quanto afferma Jonah Goldberg: «L’invenzione del denaro è stata uno dei più grandi progressi [..] il denaro abbassa le barriere che pregiudicano un’interazione umana vantaggiosa. […] In un mercato libero, il denaro erode la casta e la classe e lubrifica le interazioni sociali».

Il filo conduttore che lega tutti i saggi presenti nel volume è l’idea che il denaro “preceda” le zecche pubbliche, che esso non sia un’invenzione del Principe, quanto, afferma Mingardi, «la risposta che gli esseri umani hanno “trovato” a un bisogno così rilevante». Sappiamo come questa invenzione civile sia lentamente passata nelle mani del sovrano, il quale, con la sua effige, l’ha resa fiduciaria, ma anche uno strumento di cui poter abusare per finanziare il proprio indebitamento. Di qui l’ancoraggio all’oro che, una volta venuto meno, riconosce il curatore del volume, ha consegnato il valore del denaro nelle mani di una élite: umana, ignorante, fallibile come ciascuno di noi.

Il volume presenta saggi di Alejandro Chafuen, Maria Pia Paganelli, Alberto Mingardi, Hans L. Eicholz, Geoffrey Wood, Pedro Schwartz e Juan Castañeda, e Fernando M. Ametrano. In particolare, il saggio di Eicholz offre un’interpretazione sociologica della iperinflazione tedesca che precedette l’avvento del nazismo. A partire dagli studi sull’inflazione di Bresciani-Turroni e di Lionel Robbins, Eicholz sviluppa le conclusioni dei due economisti, circa la presenza di costi morali, cultuali e psicologici che la scienza economica mostra di non saper riconoscere.

È questo uno dei passaggi chiave del libro che analizza con grande accuratezza anche il fenomeno delle criptovalute e del Bitcoin; suggestiva e provocatoria l’analisi comparativa svolta da Chafuen tra la filosofia morale di San Tommaso e il Bitcoin, presentato come uno strumento che, in forza di una tecnologia peer to peer, nega l’intermediazione e, così facendo, sfida lo strapotere delle banche centrali.

Gli autori intendono aggredire teoricamente il punto essenziale che fa di una merce qualsiasi del denaro: la “fiducia”. Sappiamo che, tradizionalmente, la fiducia nel denaro è cresciuta aumentando il suo valore ovvero riconoscendone l’uso a “corso forzoso”; nei confronti di questa prerogativa del Principe gli autori mostrano tutto il loro scetticismo. A questo punto torna alla memoria un aneddoto narrato dall’economista Wilhelm Röpke ne La crisi sociale del nostro tempo: «l’autore ha recentemente saputo di un ufficiale cui fu possibile far accettare a un vetturino carta moneta invece di oro solo mediante una buona dose di legnate (è questa, senza dubbio, una drastica esemplificazione del concetto di “corso forzoso”)».

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