La Pira, le città come fonti di virtù per il pianeta

Flavio Felice

“Avvenire”, 13 febbraio 2021

«Le città intendono collaborare alla unità del mondo, alla unità delle nazioni: esse vogliono unirsi per unire le nazioni; per unire il mondo. Vogliono creare un sistema di ponti – scientifici, tecnici, economici, commerciali, urbanistici, politici, sociali, culturali, spirituali – che unisca le une alle altre». Sono queste le parole pronunciate da Giorgio La Pira in occasione del Discorso alla Federazione delle città gemellate del 1967 a Parigi, con le quali esprime un concetto tanto chiaro quanto semplice: la città può diventare il tessuto connettivo di un sistema sociale in scala globale, in cui la pace, la sicurezza e la prosperità siano le risultanti del quotidiano esercizio delle virtù dell’autogoverno: “universitas superiorem non recognoscens est sibi princeps” (Bartolo da Sassoferrato). Tra i tanti spunti di riflessione presenti nel recente libro di don Luca De Santis: Unire le città per unire le nazioni. L’idea e la funzione della città in Giorgio La Pira (Cantagalli, Siena, 2020), credo che questo sia uno dei più significativi. Significativo è anche il fatto che il libro sia pubblicato a Siena, città che può vantare una delle più antiche esperienze di autogoverno cittadino.

Il celebre ciclo pittorico di Ambrogio Lorenzetti sul “Buon governo”, realizzato tra il febbraio del 1338 e il maggio del 1339, è forse la massima espressione di quell’ideale di autogoverno repubblicano di matrice pre-umanista che ha assunto un ruolo fondamentale nell’elaborazione teorica del cattolicesimo politico dei primi del ‘900. Una cultura politica: il popolarismo, che ha messo al centro della vita sociale il “municipio” non come corpo politico in minore, ma come forma di governo poliarchica, argine alla pretesa onnivora dello Stato e promotore delle condizioni essenziali allo sviluppo del bene comune. Sebbene la prospettiva teorica di La Pira fosse distante da quella di Sturzo, e sarebbe disonesto non ammetterlo, correttamente De Santis coglie un tratto comune con il fondatore del Partito Popolare che proietta l’idea di città, presente nell’opera di La Pira, verso posizioni estremamente innovative; basti pensare alla “Global City”.

Il cuore della prospettiva di La Pira sulla città è riconducibile alla cosiddetta “metafisica della città”, ossia la consapevolezza che la cultura della città possa diventare il baricentro di un nuovo assetto politico, non più calibrato sull’unità di misura dello Stato-nazione, bensì su una dimensione tendenzialmente globale. È questa un’unità di misura della vita sociale che non conosce più barriere nazionali e che tende a superare la visione classica del potere politico come sovrano: sintesi degli interessi particolari e organo di rappresentanza del bene comune. Non è un caso che una simile concezione dell’organizzazione del potere politico: “civitas propter cives, non cives propter civitatem” (Pio XII), e del modo in cui esso si articola e si relaziona con le altre sfere della vita sociale, scaturisca da una cultura politica ispirata ai principi della Dottrina sociale della Chiesa e, in modo particolare, al principio di sussidiarietà verticale ed orizzontale.

Dalla “metafisica della città” in La Pira emerge anche una nozione di bene comune, inteso metodo di libertà; il libero gioco delle parti finalizzato alla ricerca del necessario consenso sul legittimo dissenso, che vede protagoniste le persone, le imprese, le associazioni, le famiglie e tutta quella galassia che chiamiamo società civile. In tal senso, la forma politica municipale è al servizio del bene comune nella misura in cui rende possibili le condizioni politiche, economiche, culturali ed istituzionali che consentono ai cittadini di perseguire il proprio progetto esistenziale. Tali condizioni sono garantite esclusivamente se il potere di chi governa è limitato e se siano proprio i cittadini a limitarlo, sancendo la dimensione funzionale del politico. Come recita l’iscrizione sull’affresco dell’Allegoria del buon governo: «Questa sancta virtù [la Giustizia], là dove regge / induce ad unità li animi molti / e questi, a cciò ricolti / un ben comun per signor si fanno».

Luca De Santis, Unire le città per unire le nazioni. L’idea e la funzione della città in Giorgio La Pira, Cantagalli, Siena, 2020, pp. 119.

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