Novak e lo spirito del capitalismo, una lezione attuale

The Spirit of Democratic Capitalism continua ad essere una miniera preziosa, dove cogliere i caratteri politici, economici e spirituali che qualificano le istituzioni che stanno alla base delle democrazie liberali; in breve, l’opera di Novak ci ricorda che essersi illusi di aver tagliato il traguardo della storia ha rappresentato il più alto tradimento dei valori democratici, liberali e cristiani. Una mutazione genetica che è alla base anche dell’attuale crisi, avendo fatto entrare nella cittadella democratica: antiperfettista e fallibilista, il cavallo di Troia delle democrazie illiberali: sovraniste e populistiche; d’altronde, come giustamente ammoniva Antonio Rosmini: «Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile».

La “Spada di Dio” e la “Spada di Satana”

Flavio Felice In un discorso all’Assemblea costituente italiana del 29 luglio 1947, Luigi Einaudi criticò la Società delle Nazioni come “una lega di stati indipendenti che mantenevano i loro eserciti, regimi doganali autonomi e rappresentanti diplomatici nazionali”. La proposta di Einaudi si può riassumere tutta in un’espressione: gli Stati Uniti d’Europa. A tal proposito, egli…

Kabul e la contaminazione democratica

Se “Parigi val bene una messa”, Kabul avrebbe meritato almeno una novena, tanto è essenziale il destino della capitale afghana rispetto alle sorti dell’intero pianeta. Invece si è scelto a lungo di far finta di nulla, di considerare conclusa una battaglia che non ha mai fine, di guardare il mondo con gli occhi incantati e supponenti di chi considera la cultura democratica un lusso per pochi

Il federalismo USA e il Leviatano incatenato

La storia della libertà non riguarda l’ascesa dello Stato, in quanto monopolista del potere e centro propulsore da cui tutto emana e che tutto legittima. La storia della libertà ha molto più a che fare con la resistenza al potere, dapprima spontanea e, man mano che si istituzionalizza, fonte di ulteriori forme di dissidenza al potere costituito

Quando i cattolici invocano il primato dello Stato

L’idea della cura del bene comune, affidata primariamente al potere politico, contraddice il carattere molteplice di questo, oltre al fatto che del bene comune sia parte ineliminabile la destinazione sovrannaturale di ciascuna persona, di cui certo non si può occupare alcuna organizzazione storica. Rappresentanza e differenza sono implicazioni della nozione cattolica di bene comune, che già solo per questo è in antitesi con ogni paradigma di sovranità e di populismo

Francesco Forte, allievo di Einaudi con la chiave del personalismo

Il prof. Forte è stato un grande maestro per diverse generazioni di economisti italiani e stranieri, io non sono stato un suo allievo e i nostri studi si sono incrociati solo nel 2009, dopo la pubblicazione di un mio libretto sull’ESM. Fu in quella occasione che lui mi chiese di lavorare insieme alla pubblicazione di alcuni volumi antologici sull’ESM. Da quell’impegno sono nati tre volumi editi da Rubbettino: Il liberalismo delle regole (2010); L’economia sociale di mercato e i suoi nemici (2014); Moneta, sviluppo e democrazia (2020); oltre a ai tre volumi antologici abbiamo scritto alcuni articoli insieme e altri erano in cantiere

Un’Europa scristianizzata è ancora Europa?

Per concludere, un ammonimento di Antonio Rosmini: «Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile». E una cartolina a Bruxelles con un pensiero di Goethe: «Nulla è più funesto dell’ignoranza attiva!»

La crisi della democrazia liberale

Essersi illusi di aver tagliato il traguardo della storia, oltre il quale non si potesse andare, se non espandendo la propria egemonia per imitazione della struttura istituzionale, credo abbia rappresentato il più alto tradimento dei valori democratici, una mutazione genetica che è alla base della ragione per cui oggi siamo così incerti, avendo fatto entrare nella nostra cittadella democratica, antiperfettista e fallibilista, il cavallo di Troia delle democrazie illiberali; d’altronde, come giustamente ammoniva il beato Rosmini: «Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile»

Nessun populismo sarà mai popolare

Il problema di fronte al quale Sturzo pone i cattolici di tutti i tempi riguarda la domanda se, in tutta coscienza, i cattolici dovrebbero accettare o magari promuovere un regime politico che nega le libertà politiche, economiche e civili, in cambio di privilegi, per semplice quieto vivere, rinunciando in tal modo a nutrire il terreno dal quale attingere le risorse necessarie per difendere e promuovere i valori che dovrebbero stare loro a cuore

L’assenza di veri liberali e riformisti è un’anomalia del sistema italiano

A questo punto, domando all’amico e omonimo Felice, se abbia ancora senso ricercare una purezza liberale e riformista nelle intenzioni o ancor meno nelle prassi degli attori politici. O se non occorra piuttosto cercare un accordo pragmatico sulle grandi sfide che affiorano nello spazio politico europeo nel quadro dell’economia sociale di mercato. Questioni come la tutela della concorrenza, la vigilanza della finanza pubblica e la garanzia di buona amministrazione possono in tal modo rivelarsi dirimenti affinché quella della sovranità popolare non si riveli una vuota delega di potere a terzi ma il concreto riverbero di doveri e diritti del nostro dirci cittadini.

Il “popolarismo liberale” antidoto al “paternalismo” e al “populismo”

Al centro del problema della libertà in una «società aperta» troviamo il rischio. Nel caso del paternalismo, è il rischio che liberamente il popolo sovrano decida di asservirsi al pastore di turno che, in nome di un supposto bene del popolo, chiederà e pretenderà dal popolo un potere sempre più illimitato per governarlo come un pastore governa le sue pecore. Ciò può avvenire in maniera hard, quando la pretesa si traduce in violenza, ma potrebbe avvenire, e solitamente avviene, anche in maniera soft, gentile appunto: una dolce spintarella.

Il populismo e i nodi irrisolti della politica

La domanda posta dall’autore è se, al giorno d’oggi, dopo decenni di populismo, di paternalismo e con l’approdo ad un sovranismo del tutto fuori tempo e luogo, in Italia ci sia spazio per l’implementazione di una cultura politica riformista. Il riformismo al quale pensa Barbano è la risultante dell’incontro di tre culture politiche, le quali, durante il ‘900, hanno spesso mostrato di essere in conflitto tra loro. Le culture politiche alle quali fa riferimento l’autore sono il liberalismo, il liberal-socialismo e il popolarismo.