Nella notte di ieri ci ha lasciato il Prof. Dario Antiseri, Presidente del Comitato Scientifico del Tocqueville-Acton Centro Studi e Ricerche e indimenticabile amico e Maestro per tutti noi, i cui studi sul cattolicesimo liberale hanno ispirato il nostro progetto orientandone gli sviluppi successivi.
Dario Antiseri (9 gennaio 1940 – 12 febbraio 2026) è stato e sarà ricordato come un grande filosofo, uno studioso e un appassionato sturziano che ha interpretato la professione accademica, senza ritrarsi nella “torre eburnea”, irraggiungibile e incomprensibile ai più. Antiseri ha rappresentato nel migliore dei modi la figura del filosofo dei nostri tempi: tanto colto quanto disponibile a incontrare le istanze della contemporaneità, a discutere con tutti, a cominciare dai giovani studenti che incontrava in aula. Con la diffusione dell’opera di Popper, ad Antiseri dobbiamo l’elaborazione della teoria unificata del metodo e la diffusione nel dibattito culturale italiano di autori come Friedrich von Hayek, Ludvig von Mises, Wilhelm Röpke e di tutta una schiera di economisti, politologi e filosofi riconducibili alla cosiddetta Scuola Austriaca e all’Economia sociale di mercato. Antiseri era anche un uomo di fede: amava sinceramente la Chiesa e nutriva una profonda passione per Cristo. Al termine del suo cammino terreno, crediamo lo si debba ricordare con le parole di San Paolo a Timoteo che lui spesso citava: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede».
Vogliamo rendergli omaggio riproponendo la sua Lectio magistralis su «La via “aurea” del cattolicesimo liberale» pronunciata in occasione del nostro primo evento di formazione, a pochi anni dalla costituzione del Tocqueville-Acton, il 7 marzo 2008 presso la LIUC – Università Cattaneo.

Non abbiamo più tra noi Dario Antiseri, noto come filosofo contemporaneo, coautore di manuali scolastici e universitari di rilievo, abbondantemente citato, ma che noi ricordiamo soprattutto come amico e come presidente onorario del Comitato scientifico del Centro Ricerche Personaliste, lo stesso ruolo che a suo tempo svolse Paul Ricoeur. Prima di tutto un intellettuale amico, non perché ci siamo visti frequentemente, ma per quel comune sentire percepito intuitivamente in occasione di un viaggio di cultura (congresso personalista) e di fede, concordato con un gruppo di persone verso la Terra Santa. Al primo sguardo, al primo scambio di parole si comprese di essere vicini, di avere molto in comune e si aprirono cuore e mente alla comunicazione. Perché quella sintonia? Sono particolari di per sé non esaustivi: il modo di assecondare la guida del pellegrinaggio senza contestare, l’affettuoso e premuroso prendersi cura della sorella, la venerazione per i luoghi della vita del Cristo sulla terra, l’attenzione rivolta a noi ricercatori in erba, senza l’albagia degli ordinari (a quei tempi più altezzosi di quanto non possano esserlo oggi). Il titolare della cattedra cui afferivo all’epoca diceva: “Il professore universitario è una persona come gli altri, solo che lui non lo sa”. Con Dario Antiseri era evidente questo ridimensionamento dell’io che apriva alla libertà di essere messo in discussione mantenendo al contempo la fermezza della difesa della libertà e dignità del suo pensiero. La nomina a Presidente onorario del Comitato scientifico del Centro Ricerche Personaliste la si deve alla proposta del direttore editoriale di “Prospettiva Persona” Flavio Felice, suggerimento accolto da noi con felice disponibilità e da Antiseri con un sentimento di gratificazione unito alla remora per non poter fare più di tanto, data l’età e la salute. Ha salutato con gioia il numero 100 della rivista ed è stato in questi anni un presidente fedele all’incarico e in linea col suo e nostro lavoro, mai invadente. Come pensatore, lasciamo ad altri di approfondire i molteplici aspetti del suo pensiero. Lo abbiamo riconosciuto come un filosofo in senso pieno, lottatore libero da ideologie, indifferente alle lodi e alle immancabili critiche (sia da parte della Chiesa che del mondo degli intellettuali), scrittore rigoroso (basti ricordare il manuale scritto con Giovanni Reale e studiato da una miriade di studenti). Sostenitore del personalismo italiano e di Luigi Sturzo in particolare, sul piano politico ed economico è stato palesemente contrario allo statalismo e al populismo, difensore di una società aperta, democratica, in cui non c’è chi possa arrogarsi il diritto di possedere la verità assoluta, data la fallibilità umana. Ha difeso la laicità del cristianesimo rifacendosi al dettato evangelico: “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” avvalorando la separazione tra Stato e religioni. Infatti, proprio perché profondamente credente, ci teneva a ricordare che il cristianesimo ha per primo separato i due mondi dando inizio nella storia alla rivoluzione di una libertà prima sconosciuta, quella di desacralizzare il potere politico. Senza denigrare affatto lo Stato, anzi obbedendo alle sue leggi, i cristiani hanno affermato con la loro vita che lo Stato non è l’ultimo potere. Antiseri amava ricordare che l’Europa, pur dovendo molto alla Grecia, non ne può condividerne gli dei e le idolatrie politiche proprio perché la libertà della persona gli è stata riconosciuta dal Cristo e dalle radici giudaiche: Dio non è il Cesare-Kaiser, ma è colui che desacralizza il mondo e ridimensiona l’ordine politico restituendo alla persona il suo primato ontologico. La gratitudine da parte degli amici del CRP e di Prospettiva Persona è dunque manifesta e si consolida nel raccogliere il suo pensiero e svilupparlo nel rispetto delle propensioni e degli orientamenti di ciascuno studioso. Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese
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