Una “pace disarmata” può nascere anche dalla deterrenza

Flavio Felice

“Il Foglio”, 2 gennaio 2026

Nel Messaggio di Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace, celebrata il 1° gennaio 2026 sul tema: La pace sia con tutti voi: Verso una pace “disarmata e disarmante”, il Papa riprende il cuore del suo intervento a Piazza San Pietro dello scorso 8 maggio, quando si presentò al mondo. “Verso una pace disarmata e disarmante” è indubbiamente un’espressione che si presta a diverse interpretazioni, a seconda che l’accento sia posto su “disarmata” o su “disarmante” e a seconda che si consideri il piano strettamente personale oppure civile.

Per cogliere questa distinzione dei piani, ci viene in soccorso lo stesso Papa Leone, il quale, in occasione dell’Angelus del giorno di Santo Stefano, ha affermato: “Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”. Il martirio, appunto, un atto supremo della coscienza che impegna la persona che lo sceglie, le cui conseguenze non possono che ricadere su di essa. Non si può scegliere il martirio degli altri: se un fratello è sotto attacco, omettere di soccorrerlo in nome della pace significa semplicemente condannarlo alla sconfitta. Se l’attacco è finalizzato alla sua uccisione, la nostra omissione equivale a una condanna a morte e non c’è alcuna nobiltà in una simile omissione di soccorso; inoltre, l’esito di tale omissione non sarà la “pace disarmante”, ma un ordine criminale e cimiteriale nel quale il carnefice avrà avuto la meglio sulla vittima. È questa la distinzione fondamentale tra la “pace disarmata”, se considerata sul piano strettamente personale e della libera coscienza, che può spingersi fino al sacrificio di sé, e la “pace disarmata” che invece si ricerca nell’ambito del civile, le cui conseguenze ricadono sugli altri, affinché la forza del diritto abbia la meglio sulla forza delle armi. È di questa seconda “pace disarmata e disarmante” che si intende rendere conto nelle righe che seguono.

L’idea di “pace disarmata”, nel contesto civile in cui ci muoviamo, può essere compresa se la si considera in combinazione con la nozione di “pace disarmante” e se entrambe sono lette alla luce dell’orizzonte ideale che caratterizza il messaggio della dottrina sociale della Chiesa, profondamente personalista: la persona, con le sue scelte, è il metro di misura della pace e della qualità dei tempi che viviamo.

È un dato che la sapienza classica abbia colto nella condivisione del diritto: nello iuris consensus, il tratto giuridico e sociologico che trasforma una qualsiasi moltitudine di persone in un popolo; potremmo dire una folla, potenzialmente tribale, in una civitas. Lo iuris consensus è la premessa per la costituzione e implica la ricerca di un tratto comune che fa di una moltitudine un popolo, di una tribù una civitas, ma è anche capace di trasfigurare relazioni rigidamente funzionali in relazioni potenzialmente amicali; ed è qui che la classicità di Cicerone può incontrare la sensibilità cristiana di s. Agostino.

Un tale approccio personalista e realista non ammette fughe ideologiche, utopistiche e deresponsabilizzanti, ci dice che la pace è, per il credente, un dono di Dio, mentre per il non credente è comunque un presupposto logico ed etico, che la persona nutre nel cuore e nella mente, tentando di implementarla – in maniera sempre imperfetta – nella civitas hominum, ricorrendo alle tante vie istituzionali. La pace è in primis una disposizione personale che può assumere i caratteri dell’assetto istituzionale – la tranquillitas ordinis – grazie all’azione delle persone, operanti in tutti gli ambiti della società civile. Ne consegue che la pace non è un prodotto politico, sebbene spetti al politico difenderla, insieme alle altre forme che compongono il quadro del civile: una delle vie istituzionali della carità, stando alla definizione di politica offertaci da Benedetto XVI, disarmando coloro che la minacciano.

Dunque, una “pace disarmata” che può nascere anche dalla legittima difesa e dalla deterrenza, affinché il carnefice non abbia la meglio sulla vittima, e operando per un assetto istituzionale che renda improbabile il ricorso alla guerra: una “pace disarmante” che rimpiazzi la forza bruta con il diritto. In tal senso, sotto il profilo civile, l’idea di pace evocata da Papa Leone è “disarmata” e “disarmante”; variando la massima di Vegezio: «Si vis pacem, para bellum», potremmo dire: Si vis pacem, para institutiones: se vuoi la pace, costruisci istituzioni di pace.

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