La disputa per educare a pensare

Flavio Felice

“Avvenire”, 1 luglio 2025

Come affermato dal filosofo e matematico Alfred North Whitehead, un contrasto tra idee non è mai un dramma, quanto piuttosto un’opportunità ed è questo il senso di un’altra nota citazione, questa volta di John Stuart Mill, secondo il quale, «Se non ci fosse un’opinione contraria bisognerebbe inventarla». Così, Adelino Cattani, autore della prefazione al libro curato da Marco Ferrari e Massimo Nardi; Educare a pensare. Teoria e pratica della disputa regolamentata, ribadisce una delle poche cose certe sulla quale si basano tutte le scienze, il sapere procede attraverso un incessante processo di critica e di falsificazione della conoscenza data. Il dato di realtà è che conosciamo sempre in maniera imperfetta e possiamo procedere solo per tentativi ed errori.

Nel volume viene presentato il percorso di conoscenza relativo alla teoria e alla pratica dell’argomentazione attraverso la disputa regolamentata, secondo il protocollo Age Contra. Tale protocollo è un disciplinare che coniuga aspetti ludici, competitivi, investigativi e veritativi. Esso svolge la funzione di educare a fornire sempre le ragioni a sostegno delle proprie tesi, mettendo in discussione in primis se stessi, con l’obiettivo di giungere a una possibile, contingente e sempre falsificabile “verità condivisa”.

Il volume è diviso in dodici capitoli, ciascuno dei quali declina il problema di Educare a pensare. È introdotto da Ferrari, autore anche del secondo capitolo proprio sul protocollo Age Contra, e si chiude con un capitolo nel equale Nardi offre una serie di esercizi per sviluppare la capacita di ragionare in modo critico, per allenare la mente a uno stile di pensiero attivo, problem solving.

Si tratta, dunque, di un vero e proprio manuale che invita a pensare e, ancor prima, che invita a imparare a pensare, ricorrendo alla teoria e alla pratica del pensiero critico. È un elogio della mente critica, attuata mediante determinate tecniche argomentative che sta riscuotendo grande interesse presso i giovani che le praticano nelle scuole. È il caso del concorso Romanae Disputationes, un concorso che sta innovando il modo di insegnare e di studiare la filosofia, il tutto, come spiega Cattani, all’insegna del pensiero critico, del confronto dialettico, della creatività stimolati dalla gara.

È impossibile, in poche battute, rendere conto di un volume collettaneo nel quale appaiono ben dodici contributi, ciascuno dei quali illumina una particolare dimensione della disciplina del disputare. Per tale ragione, mi vorrei concentrare brevemente sul primo capitolo di Nardi, intitolato: Pensare, educare, disputare, nel quale l’Autore disegna le dimensioni e i processi fondamentali del pensiero e le linee di convergenza tra pensare, educare e disputare che attraversano la teoria e la pratica dell’argomentazione.

A partire dallo statuto plurale del “pensiero”, le sue dimensioni “estetico-narrativa”, “logico-scientifica”, “critico-speculativa”, la loro autonomia e reciproca interferenza, si afferma la necessità di custodire tale pluralismo, evitando strutture rigide di pensiero che istituiscono altrettante rigide gerarchie di valore, fonti di assolutismo gnoseologico e di intolleranza reciproca. La struttura pluralistica del pensiero è anche la spia che ci dice l’esigenza della multidisciplinarità e rivela le tappe dei processi che attengono all’apprendimento: il sorprendersi, l’accogliere, il domandare, il valutare e l’argomentare. Sono le tappe di un processo plurale che comprende la qualità incrementale del pensiero, quella critica e, infine, significativa. Le suddette qualità si esplicano nella fase euristica, durante la quale i partecipanti alla disputa testano “dietro le quinte” le loro ipotesi argomentative, e la fase performativa, nella quale vengono formulati gli argomenti e sottoposti al giudizio della pubblica arena.

Age contra significa innanzitutto prendere coscienza dei propri limiti e ammazzare quel demone che cova in noi, quell’idea di perfettismo che asseconda la sempiterna tentazione di volerci mettere al posto di Dio: eritis sicut Deus, scentes bonum et malum, ci dispone ad accogliere la prima qualità dell’homo democraticus: la mente critica, e ci aiuta a ricercare un senso al nostro agire, il know why: il perché e la qualità del nostro agire,che, a differenza del know how, non potrà mai essere sostituito dall’intelligenza artificiale e di questo dovremmo essere profondamente fieri e gelosi.

Marco Ferrari, Massimo Nardi (Eds.), Educare a pensare. Teoria e pratica della disputa regolamentata, Carocci, pp. 211

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