Protagonisti non sudditi. il ruolo dei laici di fronte al rischio dell’irrilevanza del Cristianesimo

Markus J. Krienke

Volentieri mi inserisco nelle recenti repliche di Paolo Asolan e Maurizio Serio a Ernesto Galli della Loggia sulla piattaforma dell’Acton-Tocqueville. Entrambi hanno il merito di focalizzare il tema rispetto ad altre riflessioni (ad esempio quelle di Gianni Gennari su Avvenire, 31 dicembre, e Fabrizio Mastrofini su Il Riformista, 30 dicembre) che – a mio parere – non colgono appieno il senso autentico dell’analisi. E l’articolo di Galli della Loggia del 29 dicembre, insieme alla sua risposta a Bruno Forte, sempre sul Corriere della sera il 3 gennaio, va preso sul serio, come del resto ha fatto Giuseppe Lorizio su Settimana News nello stesso giorno.

Contrariamente alla lettura di Asolan ritengo che nella riflessione sul rapporto Chiesa-società (“borghesia”) egli tematizzi il vero problema della Chiesa in occidente oggi, e contrariamente a Forte vedo che questo problema sussiste davvero. Contro la risposta di entrambi, credo che questo problema sia connesso con il tema del potere nella Chiesa, anche se un po’ diversamente da Galli della Loggia.

Si è detto che il Covid ha reso visibili molte categorie rilevanti per il funzionamento del nostro sistema-società, prima poco considerate (infermieri/e, cassieri/e, anche soldati ecc.), ma nessuno ha menzionato mai i preti. La politica ha fatto capire che la Chiesa non è tra le “prime necessità” della società: ne sono testimonianza le politiche di questo governo sin dall’inizio poco attente al contesto ecclesiastico. Tutto ciò non toglie il fatto che molti preti si sono personalmente sacrificati per stare vicini alle persone. Questi silenzi dicono però molto circa l’effettiva considerazione dell’importanza della Chiesa per la società. Probabilmente si lascia anche leggere la reazione della CEI come reazione inconscia a questa situazione.

Certamente la Chiesa può scaricare la responsabilità per questa perdita di peso sociale ai laici – come leggo nella risposta di Paolo Asolan – ma ciò non deve storcere lo sguardo storico: il «compromesso» o l’«incontro» tra Chiesa e «società borghese» non è stato inteso da parte della Chiesa come contributo alla maturazione di una società laica-liberale, o perlomeno solo in seconda battuta dopo gli interessi dell’istituzione gerarchica che si servì dei laici come una sorta di “braccio lungo”. Pertanto, laici di grande statura, profilo intellettuale e autorevolezza sociale come Alcide De Gasperi o Konrad Adenauer erano l’eccezione. Richiedere dai laici oggi una nuova responsabilità sociale presupporrebbe di riconoscere loro quel ruolo da «protagonisti, senza sudditanza» evidenziato da Maurizio Serio, e proprio per questo motivo personalmente non ritengo sia un segnale giusto canonizzare un De Gasperi o un Adenauer – senza con ciò ovviamente negare alla Chiesa il diritto di farlo. Se erano “santi”, lo erano proprio in quanto hanno agito con la propria coscienza di credenti e non come pedissequi esecutori di mandati clericali.

La Chiesa avrebbe certamente la possibilità di riconoscere proprio quella santità che consiste nell’indipendenza della laicità politica – ma ciò comporterebbe l’esigenza di applicare gli stessi principi della Dottrina sociale più conseguentemente alla Chiesa stessa come istituzione. Galli della Loggia ha esattamente colto nel segno: la Chiesa è coerente? Una strada che sarebbe senz’altro percorribile anche senza “democratizzarla” o dover chiedere il sacerdozio per le donne. Ma soprattutto sarebbe l’unica risposta alla nuova situazione in una società senza “borghesia cattolica”. La società di oggi non condivide più larga parte della “morale cattolica” (identificandosi comunque ancora con i suoi valori, che però è un’altra cosa), ma ha un senso elevato per la coerenza di persone o istituzioni. Chiede autenticità. E la trova sempre meno nella Chiesa (non si discute qui se a ragione o meno), e per questo lo scandalo degli abusi non è da sottovalutare nel suo potenziale distruttivo per la credibilità dell’istituzione. Perché? Nel periodo in cui secondo Asolan la Chiesa abbia perso molte «alleanze di potere con i governi» – giustamente Galli della Loggia ha però precisato contro Forte che la Chiesa non ci ha mai rinunciato – si è sempre più identificata con una morale e una dottrina che sono diventate il contrassegno della sua presenza nella società e al contempo stesso fortificò la gerarchia clericale. La reazione brusca agli scandali, da molti ecclesiastici giudicata esagerata, è proprio la controreazione a questa forma di presenza. La Chiesa tedesca ha iniziato lo Synodaler Weg non per un “gusto riformatore” ma perché gli scandali la colpiscono in quel proprio centro dove essa stessa ha radicato, nel mondo “borghese”, il suo potere. Lo Synodaler Weg è quindi una reazione disperata in un momento di «crisi gravissima» di credibilità e stabilità interna. Con ciò non intendo né pronunciarmi circa quest’ultimo, né consentire con l’idea di Asolan che la sinodalità da sola possa essere una soluzione del problema del potere nella Chiesa.

Bruno Forte ribadisce che c’è ancora richiesta autentica di fede – e sottolinea quindi l’urgenza della domanda di Galli della Loggia. Per intercettarla bisogna superare tutto ciò che offusca l’autenticità del messaggio del Vangelo, anche al costo di ripensare e ridefinire (non dico sciogliere) l’identificazione morale-dottrina-gerarchia. Forse la paura (e fino ad ora è solo una paura, benché fondata) di molti nella Chiesa è proprio che Papa Francesco fosse capace di ciò.

Partiamo intanto dall’idea che non c’è assolutamente nulla di grave nel fatto che la Chiesa o i preti non siano stati definiti “assolutamente rilevanti” o “indispensabili”. Esattamente ciò è stato chiamato da Galli della Loggia «crisi gravissima» e Forte lo accetta con preoccupante tranquillità. Invece la Chiesa dovrebbe trovare un modo per gestire questa nuova situazione e per riproporre l’autenticità della fede nella società, e anche con una certa fretta – molto tempo non rimane.

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