Due interrogativi, ricordando De Gasperi

“Formiche”, 19 agosto 2018

Antonio Campati

Ormai quasi abitualmente, in Italia e non solo, Alcide De Gasperi viene assunto come espressione di una politica “alta” tanto da essere evocato come esempio cui rispecchiarsi. Tuttavia, il rischio che i continui richiami alla vita e all’azione dello statista trentino servano solamente per sottolineare retoricamente tale auspicio, peraltro largamente condiviso, è abbastanza elevato. In effetti, le ricorrenze legate alla figura di De Gasperi – come quella odierna – offrono spesso un terreno fertile in tal senso. Eppure, sono anche l’occasione per avanzare qualche riflessione sulla politica contemporanea, con l’occhio rivolto all’esperienza degasperiana.

Due aspetti sembrano emergere più di altri: il primo riguarda il “tipo” di leadership che De Gasperi ha esercitato; il secondo, il ventaglio di valori e di richiami ideali che ha permeato tale leadership. In più occasioni è stato ricordato come De Gasperi abbia assunto la guida del vasto fronte moderato italiano manifestando uno specifico approccio decisionista, ma allo stesso tempo inclusivo di altre sensibilità. Senza rinunciare a incidere la propria personale impronta sull’attività di governo, De Gasperi non ha trascurato di considerare le differenti opinioni presenti all’interno del suo partito e della sua coalizione nel momento delle decisioni cruciali. In tal senso, ha incarnato quella capacità di mediazione che, una volta, era considerata necessaria per forgiare una leadership politica autorevole. E che oggi, al contrario, si tende a valutare negativamente dal momento che il leader che sembrerebbe ottenere più consensi è quello in grado di prendere le decisioni subito, da solo e senza mediazioni. La leadership degasperiana è dunque inattuale?

Il secondo aspetto riguarda, invece, l’insieme di valori che hanno forgiato non solo la leadership di De Gasperi, ma anche la fisionomia ideale di molti altri politici, militanti e semplici cittadini. Fra pochi mesi, si terranno le elezioni europee e, stando agli ultimi sondaggi, le forze politiche che in Italia si richiamano esplicitamente all’universo di valori del popolarismo europeo – che De Gasperi ha contribuito a definire nei suoi caratteri primari – non sono affatto la maggioranza nel nostro paese, anzi rischiano di ottenere risultati molto inferiori rispetto alle precedenti consultazioni. Pertanto, i valori che hanno guidato l’azione di De Gasperi non sono più adatti a ispirare l’attività politica odierna?

I due interrogativi sono certamente provocatori, ma, nella loro elementarità, contengono soprattutto una dimensione propositiva: da un lato, tentano di stimolare una riflessione sulle modalità con le quali può (e in molti casi deve) essere esercitata la leadership nelle democrazie contemporanee; dall’altro, auspicano l’avvio di una riflessione ponderata in vista delle prossime elezioni europee, dopo le quali emergerà un profilo dell’Europa che – forse per la prima volta – potrà essere notevolmente differente da quello ideato e tracciato tenacemente da De Gasperi.

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